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venerdì, 20 novembre 2009

CERCHIAMO UN POCO DI VEDERCI CHIARO CON L' ACQUA,IN ITALIA PRIVATIZZANO? FRANCIA,BELGIO,GERMANIA,SPAGNA,AUSTRIA RESTA PUBBLICA!!

 

Giovedi 19 Novembre 2009


ACQUAACQUA - Se non è un diritto

Diventerà un prodotto a prezzo di mercato



Con il sì definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge Ronchi che liberalizza i servizi pubblici locali, la gestione dell’acqua e dei rifiuti passerà progressivamente nelle mani dei privati, mentre la proprietà della rete idrica resterà agli enti locali. Sul provvedimento era stata posta dal governo la fiducia. Contro la privatizzazione si sono già sollevate le associazioni dei consumatori e della società civile, dicendosi “pronte al referendum”. Anche Benedetto XVI, nel suo discorso alla Fao il 16 novembre, aveva invitato a non “dimenticare i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua”. Ne abbiamo parlato con Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua, che dal 2002 si batte per il diritto all’acqua come bene pubblico.

Cosa accadrà all’acqua pubblica con questo decreto?
“È caduto l’ultimo bastione di resistenza pubblica rappresentato dalle società per azioni in house, cioè con il 100% del pacchetto azionario in mano ai comuni. Questo è ancora in atto in 64 ambiti territoriali italiani. Dal 2011 le società in house saranno costrette a mettere sul mercato e quotare in borsa il 40% del loro pacchetto azionario. Il decreto prevede che il punto di riferimento del privato diventi determinante all’interno del consiglio di amministrazione. Questo non è un fatto da poco: insisto a dire che l’acqua non è un servizio ma un diritto umano, e i cittadini non sono né consumatori né utenti ma portatori di un diritto. E il diritto non è solo la proprietà dell’acqua pubblica. Perché il passaggio dal diritto al mercato si misura sulla gestione: se io do in gestione per 30 anni l’acqua potabile del rubinetto vuol dire che l’acqua italiana è in mano ai privati. La mistificazione di questi giorni è banale ipocrisia. Con il decreto si attuerà e si concluderà una lunga battaglia che dura da 10 anni in Italia. Noi abbiamo anche presentato una legge di iniziativa popolare con 400.000 firme consegnate al Parlamento. Ma tutto ciò viene vanificato dal decreto”.

C’è chi sostiene che l’Europa obbliga alla privatizzazione, è vero?
“Non è affatto vero. Tant’è che la Francia, prima nazione a privatizzare il proprio servizio idrico, lo sta rendendo di nuovo totalmente pubblico. Il Belgio ha fatto una legge per non privatizzare l’acqua. La Germania ha bloccato la privatizzazione, nonostante sia il Paese dove ha sede una delle principali multinazionali dell’acqua. Anche la Spagna e l’Austria hanno detto no alla privatizzazione. Per non parlare dell’America Latina, dove addirittura sulla questione dell’acqua vengono cambiate le costituzioni. Anche negli Usa l’acqua è in mano alle municipalità”. 

Quindi in Italia i cittadini non avranno più voce in capitolo…
“Già. La cosiddetta «acqua del sindaco» sparisce e i cittadini non potranno più chiedere conto della gestione dell’acqua. Ma se una multinazionale francese o una banca (perché saranno loro alla fine a prendere tutto) detteranno la politica degli acquedotti, come succede in Inghilterra, i cittadini non potranno fare più niente. Diventeranno solo consumatori di un prodotto che sta sul mercato”.

Si parla di aumenti di tariffe e infiltrazioni mafiose nei capitali. Rischi reali? 
“Certo. Rischiamo di avere, prima di tutto, una discriminazione sociale nei consumi tra la povera gente. Un esempio: a Leonforte, in Sicilia, è in atto da anni uno sciopero della bolletta dell’acqua. Le assemblee sono affollatissime da pensionati perché cominciano a non farcela più: se aumenta la bolletta del gas, della luce, dei rifiuti, dell’acqua, il peso diviene insostenibile. I prezzi, dettati dal mercato, aumenteranno sicuramente con una certa gradualità, per non irritare troppo i cittadini. All’inizio ci saranno aumenti del 20% ma poi si arriverà a situazioni come ad Aprilia, dove sono stati del 200%. E poi chi è il privato nelle regioni del Sud o a Milano? La mafia e la camorra ormai sono entrate nei mercati finanziari. È chiaro che il capitale entrerà nelle società. La politica italiana sembra non rendersi conto che sta determinando un passaggio epocale e spaventoso, per certi versi. È come se la sbornia privatistica continuasse in Italia senza prendere atto che molti Paesi stanno cambiando rotta!”.

Tempi brevissimi per la fiducia al decreto, quale sarà la vostra contromossa?
“È stato fatto in tempi brevissimi perché più passava il tempo, più la gente si coscientizzava, anche grazie alla stampa e ai giornalisti. Pensiamo di ripartire soprattutto dai territori, dagli amministratori, che non si rassegneranno al decreto. C’è tempo fino al 2011, organizzeremo la resistenza sindaco per sindaco. Chiederemo alle Regioni di impugnare la legge per anticostituzionalità e a tutti i partiti italiani di non andare avanti con i corporativismi: l’acqua è vita per tutti. Tutti insieme possiamo andare ad un referendum. Prevediamo anche proteste di piazza. Già in queste ore stanno avvenendo manifestazioni spontanee un po’ ovunque, senza che il Forum italiano dei movimenti le abbia convocate. In tempi brevi bisogna arrivare a qualcosa di molto grande, almeno nelle città”.

“Salva l’acqua” è stato finora il vostro slogan. Quale sarà il prossimo?
“Dovremo discuterne nel movimento ma credo che, a questo punto, dovremmo dire «Ripubblicizziamo l’acqua ovunque». Rimettiamola nelle mani degli amministratori locali e chiediamo loro di essere onesti ed efficienti. Ma soprattutto chiediamo a noi stessi di partecipare. Nelle città possiamo essere davvero i controllori della politica e dei nostri beni comuni”.

Fonte :http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?id_session=guest&password=guest&id_oggetto=183567&tema=Anticipazioni&argomento=


scritto da: FRUIMEX alle ore 16:16 | link | commenti
categorie: acqua privatizzata, privatizzazioni in italia

DAZI SULLE BANANE AREA DOLLARO,PARE CHE LA RIDUZIONE SARA' PIU' CONSISTENTE DEI 28 EURO LA TON, DISCUSSI A GINEVRA LUGLIO 2008

 

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Fears for fair trade farmers if 'banana war' ends

QUI IL TESTO IN ITALIANO

 

 

 

Heather Stewart  guardian.co.uk, Wednesday 18 November 2009 20.48 GMT

• Tariffs could be lowered on Latin American imports
• UK shoppers urged to keep buying Caribbean fruit

Britain's shoppers are being urged to keep faith with fair trade Caribbean banana growers as Europe and Latin America prepare to declare a ceasefire in the 16-year "banana wars," one of the world's longest-running trade disputes.

Banana prices should fall as a result of the deal, as Brussels cuts the import taxes it charges Latin American growers to sell their more cheaply produced fruit in to the European market.

But Alistair Smith, international co-ordinator of the co-operative Banana Link, warned the impact of the agreement would be "devastating" for small farmers in the Caribbean Windward Islands, unless British consumers – their major market – stuck with fair trade fruit.

"The costs of the end of the banana industry in the Windward Islands would be nothing short of devastating –  it's the biggest single sector in the economy, it's the largest employer," he said.

Last night, Cathy Ashton, the EU trade commissioner, said the warring parties in the banana dispute were very close to an agreement. "We are not there yet but we are now in the final stages of negotiations in Geneva ... [which] I hope will actually draw it to a close and demonstrate that we are able to deal with these problems eventually.

"I think it will be later this week or early next week because I want to make sure that everything is in place," she said.

Proposals on the table would lower the import tariffs Europe charges on Latin American bananas, from €176 (£155) a tonne to €148, and then gradually to €114 over the following seven years.

That would almost eliminate the special "preferences" the EU currently gives to banana producers in Africa, the Caribbean and the Pacific – known as the ACP countries – many of which are former colonies.

As a result of the deal, banana prices in Europe's shops should fall by up to 12% by 2016, as imports from cheaper Latin American producers surge, according to a recent study for the Geneva-based International Centre for Trade and Sustainable Development. Today shares in Fyffes, a major banana importer, jumped by more than 6% on the prospect of rising imports.

Latin American banana-growing countries, such as Ecuador and Costa Rica, have long argued that the preferential treatment given to the African and Caribbean growers constituted an unfair advantage.

The World Trade Organisation, which polices the international market, agreed that the EU's banana regime broke its rules, but it has taken many years for a final agreement to be reached, as banana-producing countries, including the Windward Islands, Ghana and Cameroon, argued that many thousands of livelihoods would face a serious threat if they lost their special access to the European market.

Banana imports to Europe from the ACP countries could decline by up to 14% over the next seven years, according to the ICTSD study. They will receive €190m of aid in so-called "banana-accompanying measures" from Europe over four years, to help them become more competitive, and offset some of the damage done to poor farmers' livelihoods by the loss of income.

Smith said it would be crucial to ensure the funds were spent carefully and also called on British supermarkets to strike long-term deals with Caribbean producers. The agreement also includes a clause that will temporarily halt the tariff cuts for two years if no deal is reached in multilateral trade talks by 2013.

ACP countries had hoped that better access to other agricultural markets, won under a wider international agreement, would help to replace some of the lost revenues from the banana trade.

The Doha round of World Trade Organisation talks, which were launched in 2001 in the wake of the terrorist attacks on New York, has now been stalled for more than a year, since an acrimonious break-up of negotiations in Geneva in July 2008.

Pascal Lamy, the WTO director general, had tried to broker a resolution of the banana dispute in the run-up to the Geneva negotiations, in the hope that it would help to kick-start a wider agreement on agricultural trade.

But with Doha still in the deep freeze, Europe decided to press ahead with a separate deal.

Fonte: http://www.guardian.co.uk/business/2009/nov/18/fair-trade-farmers-banana-war


scritto da: FRUIMEX alle ore 15:32 | link | commenti
categorie: banane biologiche, banane convenzionali, news banane

BANANE E DROGA: TRE SBARCHI DIVERSI A PARTIRE DAL 16 OTTOBRE CON 200 KG.SINO AL 6 NOVEMBRE CON 142 KG CON INTERMEZZO DI 75 KG.

Gli operatori del settore banane sanno che per giungere in Italia dal Centro-America ci vogliono minimo tre settimane di navigazione, evidentemente lo sanno pure gli "operatori" del narcotraffico.

L'ultima partita sequestrata, pari a 142 KG  viene segnalata il 6 novembre scorso,rammentiamo che la prima avvenne il 15 ottobre = 22 giorni / 3 settimane piene.

C'è da scommettere che a Gioia Tauro per un po' di tempo non ci saranno altri sbarchi di cocaina, infatti hanno pizzicato quello che era in navigazione e di conseguenza non poteva venire dirottato ad altri lidi.

I giornalisti, per rilasciare contributi corretti, dovrebbero sapere che la quantità di banane si carica in Ecuador a bordo di un contenitore e quindi  quest'ultimo a bordo nave con destinazione Italia, ben difficilmente può essere variato il porto di destino, pressochè impossibile se non con interventi straordinari

Il 1° sequestro data 16 ottobre e l'ultimo data 6 novembre............

Fiduciosi  questi operatori  del narcotraffico per mettere coca a bordo del contenitore di  banane e quindi affidare al  mare oltre 400 Kg di cocaina........però.,... pizzicato il carico sbarcato il 15 di ottobre non sono stati in grado di sottrarre allo sbarco di Gioia Tauro  i successivi due carichi , quindi ....... 

Un applauso alle forze dell'ordine, per il successo ottenuto, come pure a TASCK, il cane che ha fiutato la droga. 

Giusto per la cronaca.........nel mercato nord-europeo, causa assenza di sbarchi dall'Ecuador, hanno venduto tutto per consegne settimana 48 e con un miglior realizzo quantificabile in circa +1 euro a collo.                      

E' bene sottolineare che importare banane dall' Ecuador e non realizzare almeno 12 euro a collo vuol dire perdere..........e sempre per la cronaca, in Italia l'orgine Ecuador viene venduta matura a 13 euro sui mercati.....MIRACOLI !!!!!!

Noi, giusto per non saper né leggere né scrivere, aspettiamo che il mercato si ripulisca prima di tornare a portare banane dall'Ecuador...........TROPPA CONFUSIONE .......

Buon lavoro

 


scritto da: FRUIMEX alle ore 14:46 | link | commenti
categorie: banane convenzionali, news banane, droga e banane

MAURIZIO BLONDET: IL BILDERBERG HA SCELTO AL POSTO NOSTRO IL CAPO UE..CI DOMANDIAMO, NOI CITTADINI, CHI SIAMO ANDATI A VOTARE ??

 

Maurizio Blondet    20 novembre 2009
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Herman Van Rompuy, ex funzionario della banca centrale belga, è stato scelto per fare il primo presidente UE in una riunione del Bilderberg.

Il gruppo segreto di politici, banchieri e imprenditori «atlantisti» seguiva da vicino le manovre e trattative in corso, a porte chiuse, per le massime cariche dell’Unione. Giovedì 12 novembre un gruppo di membri dell’eletta e potente conventicola s’è riunito nel castello di Hertoginnedal (Valle delle Duchesse) presso Bruxelles per fare un ultimo esame al loro candidato. Era presente, ovvio, Henry Kissinger; presidente di turno del gruppo il premier svedese Reinfeldt.

Van Rompuy è stato presentato e garantito dal visconte Etienne Davignon, uno dei fondatori del( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )

 

Fonte:http://www.effedieffe.com/content/view/8874/165/


JEAN CLAUDE WERREBROUCK : LA CRISI DELL'ANNO 2010, IL BUCO NERO DELLA FINANZA NON SOMMERGERA' GLI STATI.

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Ripudiare il debito: istruzioni per l’uso

Maurizio Blondet    19 novembre 2009
 
Finalmente qualcuno osa sfidare il tabù, pronunciare la parola proibita: «Il buco nero della finanza non inghiottirà gli Stati: verso il ripudio del debito». Così suona il titolo di un saggio illuminante di Jean-Claude Werrebrouck, economista francese (1).

I governi occidentali attuali - locatari della sovranità alla finanza - naturalmente hanno fatto di tutto per servire i banchieri. Con ciò, si sono indebitati (hanno indebitato i cittadini-contribuenti) a livelli inverosimili, insostenibili. E diventano progressivamente vittime dei mercati finanziari che si dovevano soccorrere. Ma tutti i milioni di miliardi spesi per «salvare» la finanza non stanno dando risultati. I rilanci, non coordinati, sono falliti. E già ad essi comincia a succedere (almeno all’orizzonte) una «guerra delle monete» che va ben oltre l’aggressività del( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )

Fonte:http://www.effedieffe.com/content/view/8862/179/

QUI IL TESTO DAL SITO DI WERREBROUCK TRADOTTO IN ITALIANO

 


MAURO BOTTARELLI: OCCORRE FARE IN FRETTA LA FASE ESPANSIVA DELLA CRISI E' ALLE PORTE

FINANZA/ La strada per evitare i danni di Usa e Cina

Mauro Bottarelli 

venerdì 20 novembre 2009



Un picco. Al ribasso. Wall Street ieri presentava, a un’ora dall’apertura delle contrattazioni, perdite su tutti gli indici oltre il punto percentuale. La cosa stupisce fino a un certo punto, visto che lentamente ma in maniera sempre più decisa gli operatori che proseguivano con l’atteggiamento bullish rispetto al rally garantito dall’eccesso di liquidità hanno cominciato a cambiare strategia. E, soprattutto, a guardare ai segnali che arrivano da main street, ovvero da quell’America reale che è fatta di cittadini e piccole imprese.

 

È di ieri la notizia che le insolvenze sui mutui hanno toccato nel terzo trimestre di quest’anno il picco massimo della storia negli Stati Uniti: un balzo in avanti significativo anche rispetto al risultato del terzo trimestre, da molti ritenuto quello che doveva mostrare al mondo il fondo della crisi e aprire alla ripresa. Insomma, nella democrazia più forte e potente del mondo i cittadini vanno in default sulla carta di credito, non riescono a pagare le rate del mutuo, a rifinanziare lo stesso, a far ripartire i consumi visto che il tasso di disoccupazione sale in maniera esponenziale.

 

Siamo nella fase espansiva della crisi, ovvero nella sua diramazione da prettamente finanziaria a quasi completamente reale, macro: il problema è che se già sarà molto complicato per i governi far fronte ad altre eventuali richieste di aiuto da parte delle ancora traballanti entità finanziarie pena un innalzamento fuori controllo del debito pubblico, non si intravede una ricetta possibile per tamponare il loop di distruzione della produttività che sta erodendo le ricchezze di mezzo mondo.

 

A conferma di questo, le parole pronunciate ieri dal segretario al Tesoro Usa, Timothy Gaithner, secondo cui «senza un'ampia riforma del sistema finanziario, la ripresa economica da sola non sarà sufficiente ad assicurare stabilità e forza agli Stati Uniti. Sfortunatamente - ha proseguito - il sistema regolamentare che ha fallito in modo così terribile, portandoci alla crisi finanziaria è ancora lo stesso sistema che abbiamo adesso. La ripresa da sola non basta. Per assicurare vitalità, forza e stabilità alla nostra economia bisogna portare il sistema che regola la finanza nel XXI secolo. Abbiamo bisogno di una riforma finanziaria complessiva».

 

Insomma, non sapendo come mettere mano al disastro, si continua con la filastrocca populista del sistema che ha fallito: non è vero. Non ha fallito il capitalismo ma lo statalismo eccessivo di governi che, qualsiasi fosse la loro connotazione politica, hanno continuato a mantenere in piedi carrozzoni parastatali come Fannie Mae e Freddie Mac.

 

Come dicevamo qualche giorno fa il problema è il moral hazard, la mancanza di responsabilità: pensare che attività speculative come il naked short o lo shorting semplice oppure l’operatività sul mercato delle commodities con squeezes e corners abbiano potuto creare una crisi strutturale simile è semplicemente folle. E Geithner lo sa. O almeno così speriamo. Il problema è che, oggi come oggi, l’amministrazione Obama sembra unicamente intenzionata a lavorare sul rapporto privilegiato con la Cina: sacrosanto, visto che da Pechino dipende il debito esponenziale degli Usa ma questo duopolio potrebbe, nel tempo, creare assetti decisamente rischiosi. 

Lo ha detto chiaramente ieri anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso delle lezione speciale tenuta a Pechino alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese. Il richiamo era evidentemente alla cosiddetta “Chimerica”, l'asse Pechino-Washington che, all'indomani della visita del presidente Usa Barack Obama in Cina, sarebbe sul punto di nascere per dirigere le sorti dell'economia mondiale. «Il G20 non può essere modificato togliendo lo zero e trasformandolo in G2. Come minimo serve un G3. Ma è meglio il G20», ha chiosato il ministro prima di dare la sua chiave di lettura della crisi.

 

Il ministro dell'Economia ha infatti riassunto ai funzionari del PCC le sue posizioni secondo le quali le origini della crisi non sono solo economiche, ma anche etiche: «Il capitalismo, per sua natura, è fatto di regole. Ma si è dimenticato che la speculazione può anche essere una parte, ma non è il tutto del capitalismo. Si è dimenticato che la funzione della società per azioni non è solo quella di creare valore per gli azionisti, ma anche di creare valore per i lavoratori e, in questo modo, per la società nel suo insieme. Ed è nato il “nuovo capitalismo”, quello “atipico”, degli hedge fund, degli equity fund, dei contratti derivati. Le nuove mega-banche globali sono state costruite come piramidi senza base e la finanza si è sviluppata al di fuori del regno del diritto, nell'anomia».

 

Ma la crisi è passata? Secondo Tremonti si è solo guadagnato del tempo: «La mano dello Stato ha creato fiducia, ha agito con politiche d'intervento nell'economia reale e ha adottato particolari politiche di intervento nel settore bancario e finanziario. Ma le Borse sono già ritornate ai livelli pre-crisi e i derivati sono tornati a crescere a una velocità spaventosa».

 

Sacrosanto, nella gran parte del ragionamento, visto che comunque sono tesi che su queste pagine porto avanti da tempo. Un unico appunto va mosso al ministro: questi Stati che hanno dato fiducia non ne hanno data forse troppa, con troppa generosità e senza pensare alle spaventose conseguenze che tassi zero e immissione di liquidità record può creare in mercati esangui e in cerca di rapida vendetta per rifarsi dalla perdite? 

Il problema è uno solo: se si continua a vedere come unica priorità quella di regolare i mercati, mettere paletti e steccati si continuerà a vedere le Borse crollare sotto dati come quello delle insolvenze sui mutui Usa. Gli hedge funds fanno soldi, ma ne creano anche molti, ne immettono molti nel sistema finanziario e sui mercati, creano occupazione: il problema sono le banche istituzionali che si sono comportate come hedge funds pur non essendolo.

 

I derivati, in sé e per sé, sono straordinari prodotti di protezione dal rischio, certo se li si usa spezzettandoli mille volte e mischiando ben bene il tutto senza sapere cosa poi ci sia dentro allora iniziano i problemi. I quali, ricordiamocelo tutti, sono nati dalla folle politica di “mutui per tutti” voluta da Bill Clinton, non certo dai contratti derivati in quanto tali: troppo Stato può uccidere, poco Stato può non essere sufficiente.

 

Occorre - e in fretta - trovare però la quadratura del cerchio: perché la fase espansiva della crisi è alle porte e il primo trimestre del 2010 potrebbe portare con sé oltre allo scoppio delle bolle formatesi i questi mesi, anche seri rischi di instabilità sociale. In Cina ma anche in America.


OSCAR GIANNINO: IN REALTA' NON E' CAMBIATO NULLA,ALLA RIPRESA SERVONO UOMINI NON SOLDI

OPERE/ 1. Giannino: alla ripresa non servono soldi, ma uomini

Oscar Giannino

venerdì 20 novembre 2009


Scelgo le parole di Emmanuel Levinas, colui che più di molti altri nel terribile Novecento, forgiato nell'esperienza di un campo di concentramento nazista dal quale fu l'unico della sua famiglia a sopravvivere, ispirò l'intera sua riflessione partendo dalla Bibbia alla comprensione e all'esperienza dell'Altro. Per lui la filosofia stessa era conoscenza dell'amore e non amore per la conoscenza, e l'etica stessa era esperienza della conoscenza dell'Altro.

Scriveva Levinas: “nell'avvenimento dello scambio – nel quale il denaro si inserisce e comincia a svolgere quel ruolo di mediatore al quale non smette poi di riferirsi – l'uomo fa ricorso all'altro uomo nell'incontro, che non è semplice giustapposizione di individuo e individuo, né violenza di una conquista o percezione di un oggetto che si offra alla sua verità, ma un faccia-a-faccia con l'altro uomo che, già silenziosamente, in modo preciso l'interpella e al quale dà risposta: dichiarazione di pace nello shalom o saluto augurale nel buongiorno”. “Nel denaro – proseguiva- non può essere dimenticata questa prossimità interumana, trascendenza e socialità che già l'attraversa, da unico a unico, da straniero a straniero, transazione da cui ogni denaro procede e ogni denaro rianima”.

 

Levinas scriveva queste parole nel suo L'Argent, proprio nei mesi in cui vent'anni fa cadeva il Muro di Berlino, e il mondo diventava “uno” nella globalizzazione. Mi ha sempre molto colpito, la modalità limpida e tagliente con la quale il grande filosofo ebreo affronta il problema essenziale per me liberista e marginalista austriaco, il problema dell'individuo come attore economico: anche per Levinas esso rappresenta il problema centrale. 
Ma nel senso che innanzitutto esso chiede costantemente una conversione. 
 

A distanza di un anno mezzo dai primi segni della crisi finanziaria che ci ha portato poi alla più grave crisi dell'economia reale nel secondo dopoguerra, mentre siamo alle prese con la dimensione totalmente irrisolta della finanziarizzazione dell'economia e della spersonalizzazione cogente in cui la finanza per la finanza si risolve, mi sembra che Levinas costituisca il punto dal quale ripartire.

 

 

Sicuramente non è così per coloro che continuano nei grandi intermediari finanziari a realizzare il più dei loro utili da attività frenetiche di trading book, invece che dalle ordinarie attività di banca commerciale, attraverso l'implementazione di software e algoritmi matematici gestiti in automatico, sempre più raffinati e capaci di realizzare miliardi di utili in un trimestre con decine di migliaia di ordini di acquisto e vendita nella dimensione temporale di qualche millisecondo (si chiama high frequency trading, e pazzescamente Goldman Sachs vi fa più ricorso oggi che prima del fallimento di Lehman). 
Ma proprio perché a distanza di tanto tempo e dopo migliaia di convegni sul ritorno a una finanza per l'economia reale in realtà non è cambiato assolutamente niente nelle regole e nei princìpi, né Oltreoceano né qui da noi, a maggior ragione non ci dobbiamo tirare indietro dal coraggio e dall'esempio di una testimonianza diversa.

 

Personalmente non ho avuto molto successo, nel battere l'Italia in decine e decine di assemblee di imprenditori, chiamando aziende e banche a condividere insieme una diversa teoria dello sconto finanziario, basata sul capitale umano invece che sui soli rating patrimoniali. Dopo gli applausi di rito, nessuno o quasi che io sappia ci ha provato per davvero, a elaborare attivi patrimoniali condivisi per filiera nei quali il capitale umano giocasse un ruolo centrale, sui quali incardinare una diversa richiesta di capitale di rischio per ricapitalizzarsi, di debito per aver garanzia di continuità nel conto economico, di capacità impositiva per un consolidato fiscale capace di divenire – coi tempi che corrono, e il rischio di discontinuità aziendale che molti correranno col bilancio 2009 – un vero e proprio concordato fiscale.

 

 

Eppure, per chi ha studiato economia, è dai tempi di Simmel e della sua Filosofia del denaro – 109 anni fa! - che sappiamo come il rischio da cui guardarsi sia esattamente quello di una modernità caratterizzata dal trionfo dello strumentalismo e dal venir meno di ogni scopo. Il successo del denaro significherebbe proprio lo smarrimento di ogni significato e obiettivo.“Mentre il denaro è privo di ogni valore e di ogni senso, mentre non è che un mezzo in vista dello scambio e della compensazione dei valori, esso è diventato per la maggior parte degli uomini il fine di tutti i fini”, scriveva Simmel. Egli dava torto a Marx che, nel suo scritto “Sulla questione ebraica” del 1844, asseriva che “nell'economia capitalistica il denaro è il valore universale, per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell'uomo e della natura, del loro valore peculiare”. Di qui, il profeta del comunismo collettivista che ancor oggi in tanti elogiano deduceva orrendamente che “il Dio degli Ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano”. 
Naturalmente, Marx usava le minuscole.

 

Per una volta, non ho preferito parlare di economia, ma di filosofia.

 

Prendetela se volete come una manifestazione di stanchezza, dopo che ogni giorno da un anno e mezzo tento di difendere ciò che mi sta a cuore dall'accusa di aver provocato la crisi. No. Noi che crediamo nella persona e non nello Stato come attore essenziale dell'economia, del lavoro e dello scambio, noi non siamo responsabili né delle scelte errate del regolatore monetario americano, né della cattura del regolatore finanziario americano da parte del big business. Noi non siamo responsabili di ciò da cui è derivata la crisi che ci colpisce tanto duramente. Ed è invece a noi che tocca, coi fatti e non solo con la filosofia, dimostrare che un'altra economia è possibile. 
Non statalista, e contemporanemante in nulla simile al persistere dell'asimmetria informativa e del sostegno unilaterale alle grandi banche in cui sembra risolversi per molti la grande paura del 2008-2009.

 

Centinaia di milioni di esseri umani attendono ancora di essere strappati alla fame, e possono avere dalle nostre opere la chiave per entrare in un mondo fatto di maggior benessere e dignità. Tuttavia, ammetto l'impazienza. A volte vorrei rotture più profonde su questi valori, nel nostro Paese e in tutto l'Occidente. Meno finte convergenze di maniera, più denunce di chi continua esattamente come prima. Proprio per questo la Cdo deve raddoppiare i suoi sforzi.

L'Uomo che ci sta a cuore deve vivere nella grandezza di ciò a cui dobbiamo sentirci ogni giorno chiamati.

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=50506


scritto da: FRUIMEX alle ore 07:15 | link | commenti
categorie: italia, crisi, compartecipazione, economia reale

PROF. ZIBORDI: DOLLARO SVALUTATO TASSI A ZERO SPECULAZIONI IN UNA VALUTA A COSTO ZERO CHE SI SVALUTA PURE.

00:53 20/11/09    

     

  • Oggi i buoni del tesoro americani di alcune scadenze hanno toccato di nuovo un rendimento negativo,  -0.1%, come era successo in dicembre 2008 nel pieno della crisi e i titoli di stato a 2 anni americani sono scesi ad un rendimento dello 0.6%. Un bond americano che scade tra 2 anni ti pagherà uno 0.6% per i prossimi due anni, questo in una valuta come il Dollaro che uno 0.6% lo perde un giorno sì e uno no

    E' una situazione grottesca: da una parte hai oro, platino, argento e materie prime varie con i titoi azionari connessi che fanno massimi storici come succede quando c'è un boom economico e dall'altra i titoli di stato che rendono zero

    Il mercato azionario e tutti i mercati "di rischio", dai junk bonds alle materie prime, stanno salendo senza pause da marzo, in particolare tutto quello che è legato al tema materie prime che è come dire "inflazione". Simultaneamente i titoli di stato vanno a ruba, ma chi è che li compra veramente ? La Federal Reserve sta finendo di comprare 1.000 miliardi di obbligazioni sia di stato che cartolarizzate di mutui e poi la Banl of China, Taiwan, Hong Long, Singapore, Corea, Arabia, Emirati e altre banche centrali di quasi tutti i paesi emergenti dal Brasile, alla Russia, allì'India comprano buoni del tesoro in dollari per impedire al dollaro di crollare. Ogni giorno aumentano i miliardi di buoni del tesoro che le banche centrali asiatiche, mediorientali, russe e sudamericane detengono e i buoni del tesoro che la FED compra

    In questo modo i tassi di interesse americani restano a zero e il dollaro di conseguenza resta sui minimi del secolo, ma la caduta è frenata e quasi stabilizzata. La miscela di dollaro svalutato e tassi di interesse a zero spinge su ogni altro asset perchè chi specula si indebita in una valuta che costa circa zero e che si svaluta pure

    Di solito quando il mercato compra "bonds spazzatura", borse vietnamite, russe, cinesi e venezuelane, argento, platino ed oro questo indica ripresa economica e fa aumentare le aspettative di inflazione e quindi cedere il reddito fisso /che paga appunto una cedola fissa) 

    ma qui hai che i Treasury USA a 10 e 30 anni sono fermi da mesi al 3.3% e 4.3% rispettivamente di rendimento mentre quelli a 2 anni sono scesi allo 0.7% e quelli ad un mese ovvianente sono allo 0%. La borsa sta salendo e così le materie prime come se ci fosse la ripresa, ma i tassi di interesse rimangono inchiodati a zero, è la prima volta nella storia che succede (vedi grafico). Hanno paura che se alzano i tassi dallo 0% all'1% crolli tutto

     

Fonte : http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=4750&reply_id=201702



scritto da: FRUIMEX alle ore 07:01 | link | commenti
categorie: america, borse, bolla, dollaro, bond
giovedì, 19 novembre 2009

PETIZIONE PROMOSSA DA PAOLO BARRAI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA,BENE DI TUTTI, DEVE RIMANERE PUBBLICO!!! !!!!

 

FALLO PER LUI! FIRMA IL SONDAGGIO, LA PETIZIONE, E PARLANE A TUTTI COLORO CHE CONOSCI

 


SALVA LA SUA SETE

Ribellati alla privatizzazione dell'acqua.
Non credere a chi ti dice che i prezzi non aumenteranno.
Guarda quanto costa l'acqua in paesi dove è stata privatizzata.
Sii diffidente da chi ti racconta cose differenti
Ricordati cosa è accaduta con le precedenti privatizzazioni in italia e domandati perchè questa dovrebbe andare meglio.

RACCONTA QUESTA STORIA A TUTTI. PROPAGA L'IDEA CHE L'ACQUA DEVE RIMANERE BENE PUBBLICO.

FALLO IN FRETTA, NON C'E' TEMPO.

IN UN MESE DOBBIAMO DIVENTARE MILIONI...ORGANIZZARSI E COMBATTERE QUESTA INGIUSTIZIA!

CORAGGIO FALLO IN FRETTA E NON FARTI INTIMIDIRE.

SE VUOI PUOI ANCHE FIRMARE LA PETIZIONE:

PETIZIONE CONTRO PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA


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ECCO I TITOLI IN MANO AI PRIVATI CHE SPILLERANNO I SOLDI AI CITTADINI ITALIANI PER L'ACQUA. (MA LE PIU' PERICOLOSE SONO LE MULTINAZIONALI FRANCESI E INGLESI IN MANO AI POTENTI CHE CONTANO)

MEDITERRANEA ACQUE +14,22%
ACQUE POTABILI +21,19%

CHE SCHIFO
 

LA FED SUSSURRA: TASSI A ZERO FINO AL 2012

 

giovedì 19 novembre 2009

ll grande freddo: tassi a zero fino al 2012

 

Da un po' di giorni ho ripreso a parlare dell'andamento delle Borse mettendole in relazione con i discorsi di "filosofia macro-economica" che caratterizzano questo Blog.
Alcuni lettori mi hanno anche rimproverato per questo.
Ma francamente è in atto un'anomalia straordinaria che in 10 anni di esperienza non avevo mai visto: da 15 giorni le borse hanno una formidabile inerzia verso l'alto, una quasi totale impermeabilità di fronte ad una lunghissima serie di dati macro peggio del previsto.
Gli indici riescono ad ignorare le cattive notizie con un aplomb invidiabile, come se le contrattazioni avvenissero in un'altra dimensione (ed in effetti in qualche modo è proprio quello che sta accadendo...).
Escono dati macro pessimi e le borse non riescono più ad andare in negativo nemmeno intraday: moderano solo la loro corsa positiva per un pochetto e poi riprendono l'accelerazione verso l'alto.
Invece il primo giorno che non ci sono dati o che escono dati neutri/un po' meglio delle attese...BOOOOM si scatta al rialzo.

Curioso anche questo grafico del Dow Jones delle ultime 5 sedute: potete notare come negli ultimi 10/30 minuti ci sia una corsa al rialzo dell'indice, regolare e puntuale come un orologio svizzero (ma non credo che questa volta sia la 
manina FED).















Ieri c'è stata una dimostrazione esemplare di quello che vado dicendo: è uscita una batteria pessima di dati macro ed il Dow Jones ha avuto il coraggio di chiudere solo a -0,11%...ancora un po' ed andava addirittura in positivo.
E pensare che i dati sull'immobiliare USA sono stati una mazzata: i commentatori di borsa non sanno più cosa inventarsi per fare la descrizione di fine seduta e per giustificare una situazione così anomala, mentre gli operatori se ne escono con strane teorie o con frasi involontariamente comiche per giustificare il loro atteggiamento iper-bullish di fronte ad un'economia che continua a dare segni di fragilità.
Ieri hanno incominciato a dire che i nuovi cantieri edili contano poco, che contano soprattutto le case esistenti. Che il crollo del -10,6% era dovuto al cattivo tempo, alla fine dei bonus fiscali (appunto!!), alle cavallette....e così via...
A parte il fatto che parliamo dell'IMMOBILIARE ovvero del settore CHIAVE che ha messo in moto la Grande Crisi...
Vanno ribaditi al meno tre concetti come ben fa 
Calculated Risk
1- I nuovi investimenti residenziali sono un leading indicator primario: la costruzione di nuove case infatti va ad impattare direttamente sulla crescita del PIL e quindi sulla Ripresa.
2- Difficilmente i nuovi investimenti residenziali avranno un recupero rapido perchè gli stocks di case vuote e di case adibite ad affitto rimangono a livelli record. Prima di tutto va smaltito questo "eccesso".
3- La vendita di case esistenti è largamente irrilevante per la crescita economica: ...the only contribution from existing home sales to the economy are some commissions and fees. That is good news for real estate agents and mortgage brokers, but not for the overall economy....
Anche l'alto livello di disocupazione indebolisce gli investimenti immobiliari: è un cane che si morde la coda...
Infatti normalmente la ripresa di investimenti residenziali è un leading indicator della ripresa occupazionale e viceversa.
Ma se entrambi questi fattori rimangono deboli, è difficile sperare in una Ripresa forte...

A proposito di comicità involontaria....per la debacle immobiliare di ieri varebbe la stessa "mitica battuta" sparata da un operatore martedì, cambiando solo alcune parole....
"Le cifre relative ai nuovi cantieri edili di ottobre suggeriscono che l'attivita' immobiliare e' debole negli Stati Uniti, e rischia di rimanere stagnante a lungo", ha detto un money manager..."Questo potrebbe compromettere l'ottimismo per uno o due giorni".:D

Qualcuno però inizia a sputare fuori il rospo, qualcuno non riesce più a trattenere la verità: "Appare evidente ormai che il mercato azionario si stia muovendo su un piano differente da quello economico" ha sentenziato Paul Nolte di Hinsdale Associates.

Ieri anche i dati sull'inflazione non sono stati "incoraggianti" nei confronti del principale fattore che di questi tempi sta pompando le Borse: la promessa DEI TASSI A ZERO per lungo tempo e di conseguenza il dollaro debole (carry trade).
Infatti le rilevazioni hanno indicato un'inflazione che inizia a dare qualche segno di vitalità e quindi i tassi a zero potrebbero scricchiolare...
Ma ci ha pensato subito qualcuno a tranquillizzare la BOLLA...
Ieri il presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, ha affermato che le esperienze del passato insegnano che probabilmente i tassi di interesse non verrano alzati prima dell’inizio del 2012 (!).
"Se si guarda a quanto accaduto nelle ultime due recessioni, in entrambi i casi il comitato di politica monetaria del FOMC ha aspetto tre anni o due anni e mezzo prima di apportare una stretta monetaria".
E' chiaro che di fronte alla prospettiva di un Grande Freddo con tassi a zero fino al 2012...la Bolla Speculativa non può che surriscaldarsi....

Vediamo comunque la batteria dati macro di ieri, per i quali continuo sarcasticamente a proporre una moratoria: non facciamoli più uscire almeno fino a Natale per goderci in pace un rally fino a 12.000 punti di DJ senza doversi inventare giustificazioni con salto mortale.
Poi da Gennaio ripartiamo e facciamo il punto della situazione tra Borse ed Economie.:D

- Us market mover: -10,6% avvio cantieri nuove unità abitative a ottobre, sotto atteseDecisamente inferiore alle attese il dato di ottobre su avvio cantieri nuove unità abitative, sceso a 529 mila unità (-10,6%). Consensus era +1,7% a 600 mila unità. 

- Us market mover: -4% nuovi permessi costruzione ottobre
Il dato scende a quota 552.000 unità, nettamente sotto le 580 mila unità stimate dal mercato. 

- Usa: Richieste Mutui Calano Ai Minimi Da 12 Anni. Le richieste settimanali di mutui negli Usa calano ai minimi da 12 anni, nonostante la discesa dei tassi. La Mortgage Bankers Association fa sapere che le richieste, rifinanziamenti inclusi, scendono del 2,5% a 611,7

NAHB: Builder Confidence Flat in November. The housing market index (HMI) was at 17 in November. October was revised down from 18 to 17. The record low was 8 set in January.
This is very low - and this is what I've expected - a long period of builder depression.
Note: any number under 50 indicates that more builders view sales conditions as poor than good.

- Us market mover: +0,2% inflazione core ottobre 
- Us market mover: +0,3% inflazione ottobre, sopra attese


L'ho ripetuto mille volte: da almeno 3 mesi le Borse stanno ricevendo la spinta da ben altri fattori e non dai dati macro-economici. Ne sono perfettamente consapevole.
Ma è la straordinaria impermeabilità rialzista degli Indici, anche a livello intraday, a lasciarmi ogni giorno più stupito.
Quanto potrà durare?


Fonte:http//lagrandecrisi2009.blogspot.com/2009/11/il-grande-freddo-tassi-zero-fino-al.html

scritto da: FRUIMEX alle ore 11:37 | link | commenti
categorie: america, borse, bolla, fed

LA TURCHIA IN EUROPA : BENEFICIO O CATASTROFE ???

 

Incontro: 25 novembre ore 18

Opinioni a confronto

La Turchia in Europa : beneficio o catastrofe ? 

L’incontro, promosso dalla Fondazione Lepanto, si svolgerà 
mercoledì 25 novembre alle ore 18
presso il Senato della Repubblica 

Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva - Piazza della Minerva 38 

Con la partecipazione di : 

Valentina Colombo, Docente all’Università Europea di Roma

Roberto Menotti, Coordinatore Scientifico della rivista “Aspenia”

Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto 

Umberto Ranieri, Docente all’Università “La Sapienza” di Roma

Modera l’incontro il dott. 

Daniele Raineri, giornalista de “Il Foglio”

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=918:turchia-in-europa-beneficio-o-catastrofe&catid=130:roberto-de-mattei&Itemid=56


scritto da: FRUIMEX alle ore 09:04 | link | commenti
categorie: italia, europa, turchia, islam

DEFAULT DELL' ITALIA ??? MAURO BOTTARELLI FA UN'ANALISI ED ARRIVA AD UNA CONCLUSIONE

FINANZA/ Il paradosso del default: letale, ma salutare per l’Italia

Mauro Bottarelli

giovedì 19 novembre 2009

 

 

 

Ultimamente, visto l’avanzare della crisi e il suo trasformarsi in rischio recessivo sulle economie reali, in molti mi chiedono se il prossimo anno non possa portarci in dote una spaccatura dell’eurozona sotto il peso di debito pubblico e disoccupazione galoppante.

 

Ovvero, proprio mentre nasce la nuova Ue post-Lisbona, qualcosa potrebbe minare la stabilità dell’Unione fino all’estrema ratio di una sospensione di qualche Stato e la trasformazione della sua partecipazione alla moneta comune in un peg, ovvero un agganciamento all’euro che ne segua le dinamiche ma che non ne mini la stabilità con effetti domino.

 

Ma è possibile un’opzione simile, un default con ipotesi di uscita dall’eurozona? E, se sì, come si concretizzerebbe? Prima di tutto, una premessa. L’aumento dello spread, ovvero della forbice tra titoli di Stato tedeschi - i Bund - e i italiani - i Bot o Btp - e degli altri paesi cosiddetti “periferici” è aumentato enormemente nel corso della crisi e questo deve essere visto sì come un campanello d’allarme ma non come una condanna a morte definitiva: il rischio Paese, in tempi simili, diviene prioritario per chi investe.

 

La stessa Germania, a causa delle pessime stime di crescita e del crollo dell’11% delle esportazioni, ha visto aumentare sul finire dello scorso annus horribilis i propri cds sul debito ma il rating tripla A è rimasto saldo nonostante l’ondata di downgrading operata dalle società di rating nell’eurozona, dalla Grecia all’Irlanda al Portogallo.

 

«All’epoca sapevamo che i periferici non avrebbero trovato compratori per un po’, visto che il clima fosco dell’economia spinge gli investitori all’acquisto di titoli rifugio come quelli tedeschi lasciando in ombra i cosiddetti non-core», dichiarava un trader di base a Londra.

 

«Va detto, comunque, che l’Italia ha retto meglio di altri la pressione dello spread sul Bund decennale, visto che paesi come Austria, Grecia, Spagna e anche Olanda hanno avuto performance pesantissime a causa dell’esposizione verso Est e altre criticità come l’aumento del tasso di disoccupazione», prosegue l’operatore.

 

Insomma, non stiamo certo bene visto il peso del nostro debito pubblico - 110% del Pil e tendenza a salire - ma per adesso il nostro paese ha retto meglio degli altri. A testimoniarlo proprio il fenomeno di assottigliamento nel decennale dello spread tra i nostri titoli di Stato e il Bund, dopo i massimi di inizio anno.

 

Il perché è presto detto. Rispetto agli altri paesi periferici l'Italia offre il duplice vantaggio di essere un mercato molto più liquido e di non essere stata in alcun modo penalizzata dalle agenzie di rating intervenute pesantemente, come già detto, negli ultimi mesi: insomma, i titoli italiani offrono così un premio di rendimento molto interessante rispetto ad altri diretti concorrenti e continuano ad attrarre domanda.

 

Una cosa è certa, l’Italia non andrà in default come accaduto nel 1992 - con miliardi di lire spesi nel tentativo di placare la speculazione internazionale e la nostra espulsione dallo Sme insieme alla Gran Bretagna - per il semplice fatto che proprio lo scudo dell’euro costringerebbe i nostri coinquilini dell’Ue a salvarci in qualsiasi modo.

 

Il perché è semplice. Un eventuale default italiano potrebbe inficiare il valore dell’euro, al massimo, per l’entità complessiva della partecipazione italiana alla Bce, ovvero il 14%: escluso, quindi, un effetto Argentina. Nel caso estremo di uscita dall’eurozona, infatti, l’Italia potrebbe reagire al default svalutando la moneta per rendere conveniente l’export: non avendo più debiti per via del fallimento, sarebbe tecnicamente persino possibile una svalutazione del 50%.

 

Il che rappresenterebbe un incubo per tutti i concorrenti europei poiché, disponendo il nostro paese di imprese in grande quantità e di grande qualità, la svalutazione shock di un’eventuale nuova lira produrrebbe la distruzione del settore manifatturiero di tutti i paesi mediterranei, Spagna , Francia e Turchia incluse, a favore dell’Italia.

 

Inoltre il 50% del nostro debito pubblico è in mani straniere, il che significa che immediatamente i governi inizierebbero a trattare per avere una restituzione anche parziale del credito: poiché esso viene usato principalmente ai fini pensionistici, diversi governi sarebbero disposti a fare di tutto perché almeno il 30% del debito sia pagato, come nel caso argentino. Solo il 15% dei Bot è realmente in mano a investitori italiani individuali, una fetta di cittadini per cui comunque sarebbe possibile approntare una sorta di rete di salvataggio.

 

Nei fatti - e Dio ce ne scampi - dichiarare un default sarebbe un brutto colpo per 5-10 anni, soprattutto perché il fabbisogno pubblico dovrebbe calare enormemente, con un taglio gigantesco della pubblica amministrazione visto che non sarebbe più possibile finanziare nulla se non entro il 45% di pressione fiscale nazionale. Paradossalmente, uno shock durissimo ma salutare.

 

Che non accadrà, salvo una spirale incontrollata della crisi, proprio perché l’euro forse non è uno scudo ma una leva che costringe i nostri partner a salvare noi o qualunque altro membro a rischio di destabilizzazione. Per salvare se stessi.

Fonte:http://www.ilsussidiario.net/articoloinstampa.aspx?articolo=50184


scritto da: FRUIMEX alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: italia, crisi, default

FAME: IL CIBO OLTRE A PRODURLO OCCORRE CONSERVARLO

 

 

FAME, IL PROBLEMA SONO STRUTTURE SOCIALI INGIUSTE

di Riccardo Cascioli

Mostra immagine a dimensione intera Non è il cibo a mancare, ha detto il Papa lunedì 16 novembre al Vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, ma quell’insieme di istituzioni economiche che ne rendono possibile l’accesso. "Il riferimento è principalmente alle istituzioni economiche interne ai singoli Paesi, perché le strutture di relazione sociale ed economica sono il primo ostacolo all’accesso al cibo", afferma Simona Beretta, docente di Politiche Economiche Internazionali all’Università Cattolica di Milano e direttore del Master in Cooperazione Internazionale e Sviluppo all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (Aseri).

Professoressa Beretta, può fare qualche esempio di strutture che bloccano l’accesso al cibo?
Basti pensare al sistema delle caste in India, che presuppone che non ci siano contatti tra i membri di caste diverse. Se la povertà si concentra in una casta diventa impossibile un rapporto tra chi ha e chi non ha, con il perpetuarsi di una situazione di povertà anche in presenza di disponibilità di cibo. La stessa cosa accade laddove la divisione è in base al sesso, con le bambine che muoiono di fame in percentuale molto più alta rispetto ai maschi. Poi ci sono tanti altri fattori, come ad esempio la capacità di conservare il cibo: se in un villaggio non c’è lo spazio per un magazzino o mancano mezzi di trasporto, per poter accedere al cibo non basta neanche avere un reddito potenzialmente adeguato. Non dobbiamo dimenticare che la sicurezza alimentare non è solo la disponibilità di alimenti, ma l’insieme di molteplici fattori che rendono possibile un accesso al cibo, in modo regolare, adeguato e continuativo.

Allora le istituzioni internazionali sono "assolte"?
Niente affatto, ci sono responsabilità importanti dei Paesi ricchi e delle organizzazioni internazionali, e lo spiega il Papa quando parla di cooperazione basata sulla sussidiarietà.

Cosa vuol dire concretamente?
Che la cooperazione deve essere un rapporto alla pari, che punti alla valorizzazione e allo sviluppo integrale dei popoli poveri, a cominciare proprio dalla sicurezza alimentare. Tanto per capirci: un conto è un tecnico europeo che arriva in un villaggio africano, studia la situazione e poi se ne va dopo aver formulato un progetto che non si sa bene chi dovrà realizzarlo; e un altro conto sono tecnici europei che arrivano nello stesso villaggio realizzando una presenza in cui portano le loro competenze ma entrando in dialogo con gli agricoltori locali, imparando anche da loro quali terreni sono migliori, quali i periodi delle piogge, e così via: insomma un rapporto in cui si fonde il meglio delle conoscenze di entrambi i soggetti.

Quindi lo sviluppo dell’agricoltura ha un ruolo centrale.
Sì, ma purtroppo l’agricoltura è sempre più dimenticata dalla cooperazione internazionale. Già in passato, gli aiuti elementari di emergenza assorbivano maggiori risorse rispetto ai progetti agricoli. Negli ultimi venti anni poi, mentre sono diminuiti gli aiuti alimentari, la parola agricoltura è addirittura sparita dagli aiuti allo sviluppo. Le risorse vengono dirottate in modo sempre più massiccio su progetti sociali, a partire da istruzione e sanità. Ma oggi le parole magiche per ottenere finanziamenti allo sviluppo sono identità di genere e ambiente. 

A proposito di cooperazione internazionale, il Papa parla della necessità di nuovi parametri, prima etici, poi giuridici ed economici. Quali sono?
Il parametro etico fondamentale è riconoscere l’unità della famiglia umana. Si ha pari dignità perché ognuno ha immensa dignità. È la riproposizione della «legge naturale» che infatti il Papa cita espressamente. Come conseguenze, dal punto di vista giuridico c’è senz’altro l’acquisizione del diritto allo sviluppo, del diritto al cibo e all’acqua come parte dei diritti fondamentali della persona. Dal punto di vista economico c’è senz’altro la condanna dell’assistenzialismo, nemico numero uno dello sviluppo, e invece la promozione di una politica in cui i fondi per lo sviluppo siano destinati a progetti in cui a cooperare siano i soggetti reali. Con la sottolineatura che ogni Paese deve avere il suo spazio di decisione politica ed economica.

http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=524

scritto da: FRUIMEX alle ore 08:28 | link | commenti
categorie: fao , fame nel mondo, le lobby e i governi
mercoledì, 18 novembre 2009

GIUSTAMENTE PAOLO BARRAI LANCIA UN URLO : PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA ..............SCANDALOSO!!!!

HO SETE MA NON HO SOLDI PER BERE (votate il sondaggio!)


ECCO LA FINE CHE CI VOGLIONO FAR FARE: L'AFRICANIZZAZIONE DELL'ITALIA, A FAVORE DELLE GRANDI MULTINAZIONALI CHE SI IMPADRONIRANNO DELLA NOSTRA ACQUA.

LO STATO, LE REGIONI, I COMUNI SARANNO OBBLIGATI A VENDERE ANCHE PERCHE' SONO OBERATI DAI DEBITI E NOI CITTADINI PAGHEREMO!


E' assolutamente provato che in tutti i posti dove l'acqua è stata privatizzata le tariffe sono aumentate.

Il nostro sistema economico attuale è in estrema crisi.

Il numero di persone che entrano in area povertà aumenta di giorno in giorno.

La privatizzazione dell'acqua a favore delle multinazionali è a dir poco scandalosa. Pensate a che forma di schiavitu' andranno incontro i vostri figli.

Nei paesi dove è stata introdotta assistiamo a scontri sociali sempre più acuti. 

I GOVERNI ITALIANI NON SI SONO OPPOSTI A QUESTA REGOLA EUROPEA, anzi per assurdo la difendono!

Non credo ci sia un solo italiano che voglia la privatizzazione dell'acqua, eppure accadrà.

RICORDATEVI CHE SIAMO NOI GLI ARTEFICI DEL NOSTRO FUTURO!!!

In democrazia (quella vera) il popolo deve decidere. In Italia non siamo in democrazia, ma in Europa, e la cosa è ben diversa.

NON POSSIAMO PERMETTERE CHE QUALCUNO LONTANO DA NOI DECIDA SENZA INTERPELLARCI SOLO PERCHE' HA RICEVUTO BUSTARELLE DA MULTINAZIONALI! 



QUESTA EUROPA E' SEMPRE PIU' LONTANA DA NOI. QUESTA CLASSE POLITICA E' INCAPACE DI FARE SCELTE A FAVORE DELLA POPOLAZIONE.

La privatizzazione dell'acqua, ovvero dell'ennesimo MONOPOLIO, non farà che aumentare la povertà e la schiavitu' di chi nei prossimi anni lavorerà per pagare i debiti dello stato (socializzazione delle perdite)

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Acqua, governo pone fiducia a Camera su decreto privatizzazione 
Il governo ha chiesto il voto di fiducia alla Camera sul decreto legge salva infrazioni europee.

Numerose polemiche ha suscitato l'articolo 15, che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua.

Si teme infatti che l'affidamento ai privati del servizio idrico porti ad un incremento delle tariffe.

La fiducia sarà votata domani nel tardo pomeriggio. Il via libera definitivo dovrebbe esserci nella giornata di giovedì.

MERCATO LIBERO E' A FAVORE DEL LIBERO MERCATO, TUTTAVIA LA RES PUBLICA, I MONOPOLI NATURALI E I SERVIZI PUBBLICI DEVONO ESSERE LASCIATI IN MANO ALO STATO (UNO STATO EFFICIENTE), specie in momenti di prolungata crisi economica.

LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA E' CONTRO LA STORIA, CONTRO L'UOMO E LE SUE LIBERTA'

DIAMO VERAMENTE I NUMERI : 7 MILA EUROCRATI IN PIU'!! E PANTALONE PAGA!!! BEN MESSI SIAMO,PROPRIO BEN MESSI !!

Mr Pesc, 7mila inutili eurocrati in più

 

Sarà una lunghissima cena, quella che dopodomani aspetta i rappresentanti dei 27 membri dell’Unione europea. La presidenza svedese di turno, infatti, guidata dal primo ministro Frederik Reinfeldt, non è riuscita in alcun modo a dipanare le divergenze in ordine a chi nominare per i due nuovi incarichi apicali introdotti dal Trattato di Lisbona, cioè il presidente permanente del Consiglio europeo e l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Mi sono occupato in una puntata della versione di Oscar delle chanches di Massimo D’Alema come Mister Pesc, e non ci torno sopra. Qui richiamo solo l’attenzione su un aspetto non esattamente secondario. Che descrive da solo perché questa Europa non ci piace. Chiunque sia il designato, sarà il primo nella storia dell’Unione a sedere insieme nella Commissione europea, come commissario agli Esteri, e nel Consiglio europeo, ereditando la segreteria generale di Javier Solana. Ma il prezzo di tutto questo è che guiderà una struttura permanente – l’European External Action Service che no, non è un servizio segreto anche se lo sembra di nome – che rischia di espandersi fino a 6-7mila persone. Senza che per questo le 27 diplomazie dei diversi Paesi membri si privino di uno solo dei loro attuali addetti. Due o tre centinaia di funzionari di Mr Pesc verranno dal Consiglio europeo, fino a 3 mila dai ranghi dell’attuale Commissione, più di 2 mila verranno assunti con provenienza dai Paesi membri (ma ancora non è stabilito come, ci sarà da ridere in proposito), in maniera da garantire un’equa rappresentanza con pesi nazionali proporzionati. Settemila funzionari per una figura che non avrà nessun potere! Perché secondo le dieci fittissime cartelle che definiscono in ogni minimo particolare le competenze di Mr Pesc, approvate allo scorso Consiglio europeo di ottobre, quando l’Unione tratta coi capi degli Stati Uniti, Russia o Cina, a farlo sono comunque i presidenti del Consiglio e della Commissione, Mr Pesc deve limitarsi a un ruolo definito di “supporto tecnico”. Idem dicasi per tutti i maggiori dossier, come quelli che riguardano l’allargamento alla Turchia, il negoziato sulle risorse cofinanziate e gli aiuti strutturali, e chi più ne ha più ne metta. Se si tiene conto che l’Ue oltre alla sua burocrazia centralizzata tra Bruxelles, Strasburgo e Corte attualmente già mantiene oltre 5 mila suoi funzionari dispersi come servizio di rappresentanza in oltre 130 Paesi del mondo – sono ben 35 alle isole Fiji, lo sapevate? – non si sbaglia a pensare che Mr Pesc guiderà l’ennesimo carrozzone inutilmente dispendioso.

Fonte: http://www.chicago-blog.it/2009/11/17/mr-pesc-7mila-inutili-eurocrati-in-piu/#more-3797


scritto da: FRUIMEX alle ore 09:28 | link | commenti
categorie: europa, dalema, controllo globale, trattato di lisbona
martedì, 17 novembre 2009

LA RIVOLTA DEGLI IMPRENDITORI DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA,VI INVITIAMO A RIVEDERE LA TRASMISSIONE EXIT DEL 13 OTTOBRE 2009

Cari amici,vi invitiamo a guardare con la calma necessaria, tutta la trasmissione Exit, di cui sotto abbiamo incollato i links,per facilitarvi la ricerca,proprio perchè tutti si  comprenda la REALE difficoltà delle piccole e medie imprese del Piemonte,della Lombardia,del Veneto,della Toscana e non vorremmo dimenticare nessuna regione che registra le difficoltà delle PMI ; certamente le piccole imprese delle regioni citate si sono riunite in una corporazione spontanea che hanno denominato ICR acronimo di IMPRESE CHE RESISTONO.

E 'stata  organizzata una manifestazione per sensibilizzare l'Amministrazione Regionale e non solo,e vogliamo invitarvi a partecipare numerosi :

Impresecheresistono:

appuntamento per il 19 novembre ore 10.00 in Piazza Castello sotto il palazzo della Regione Piemonte. La Regione Piemonte approverà o disapproverà le nostre richieste (applausi o fischi).Raduno spontaneo,non organizzato. L'incontro terminerà alle ore 11.30 circa.

ATTENZIONE:NON VERRANNO MANDATE MAIL DI INVITO PERSONALIZZATE.PER VERIFICARE L'EFFICACIA DEL BLOG,COME MEZZO DI COMUNICAZIONE,VISTI GLI OLTRE 44.000 CONTATTI,UTILIZIAMO QUESTO APPUNTAMENTO COME VERIFICA.

QUESTO COMUNICATO VERRA' INSERITO ANCHE SUL SITO WWW.IMPRESECHERESISTONO.ORG

QUI LA PUNTATA SU LA7 DELLE PICCOLE MEDIE IMPRESE CHE RESISTONO

QUI LA SECONDA PARTE DELLA TRASMISSIONE

QUI  LA TERZA PARTE DELLA TRASMISSIONE

QUI LA QUARTA PARTE DELLA TRASMISSIONE

QUI LA QUINTA PARTE E ULTIMA PARTE DELLA TRASMISSIONE


LA CORTE DI LOS ANGELES HA RESPINTO SETTE CAUSE PROPOSTE DALLA COSTA D'AVORIO CONTRO DOLE CHE VIENE FUORI CANDIDA COME COLOMBA

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Lawsuits Against Dole by Ivory Coast Plaintiffs Dismissed


QUI TROVATE IL TESTO IN ITALIANO

© Business Wire 2009

2009-11-16 13:21:03 -

Dole Food Company, Inc. announced today that the Los Angeles Superior Court has dismissed the seven remaining lawsuits brought by Ivory Coast plaintiffs against Dole and three other companies. Previously, the United States District Court for the Central District of California had dismissed the eighth lawsuit based on lack of Federal subject matter jurisdiction and comity.

Superior Court Judge Ann I.

Jones ordered the dismissal of Abagninin, et al. v. Amvac Chemical Corp., et al. on November 10, 2009, bringing to an end the lawsuits brought by Ivory Coast plaintiffs who had alleged exposure to the nematicide DBCP three decades ago. Lawyers for the plaintiffs had filed a motion to withdraw as counsel of record after a witness in the Ivory Coast offered to testify that an attorney representing the plaintiffs had filed unauthorized claims and had fabricated medical evidence.

“These dismissals reflect examples of the many frivolous lawsuits brought against Dole relating to the use of DBCP three decades ago,” said C. Michael Carter, Dole’s Executive Vice President and General Counsel. “Dole did not even operate in the Ivory Coast during the time period in question.”


Dole is the world’s largest producer and marketer of high-quality fresh fruit and fresh vegetables, and is the leading producer of organic bananas. Dole markets a growing line of packaged and frozen foods and is a produce industry leader in nutrition education and research.

This release contains “forward-looking statements,” within the meaning of the Private Securities Litigation Reform Act of 1995 that involve a number of risks and uncertainties. Forward looking statements, which are based on management’s current expectations, are generally identifiable by the use of terms such as “may,” “will,” “expects,” “believes,” “intends,” “anticipates” and similar expressions. The potential risks and uncertainties that could cause actual results to differ materially from those expressed or implied herein include weather-related phenomena; market responses to industry volume pressures; product and raw materials supplies and pricing; energy supply and pricing; changes in interest and currency exchange rates; economic crises; security risks in developing countries; international conflict; and quotas, tariffs and other governmental actions. Further information on the factors that could affect Dole’s financial results is included in its SEC filings.


scritto da: FRUIMEX alle ore 11:25 | link | commenti
categorie: banane convenzionali, news banane, dole

ANCORA UNA VOCE SULLE CONSEGUENZE DEL VACCINO PANDEMIA AH1N1.....INFORMIAMOCI SEMPRE.....

Aborti "spontanei" dopo il vaccino: è inizato il massacro (USA)

Ricevo una mail della corrispondenza tra Margaret Straus e Charlotte Gerson (della terapia omonima) inviata in copia al Prof. Altieri. Trad. NF

Da: Margaret Straus

Oggetto: Aborti spontanei dopo il vaccino!

15 novembre 2009

Ti ricorderai che circa un anno fa, Howard (Straus) e io stessa abbiamo partecipato allo show della giornalista popolare e attivista nel campo della salute, Sherry Beall, a Los Angeles. In qullo show radiofonico abbiamo avuto la presenza anche del noto giocatore di baseball, Shaye Ramont, che ha chiamato per parlare della sua guarigione con la Terapia Gerson.

Oggi, Sherry ha organizzato un altro dei suoi spettacoli molto popolari alla radio di Los Angeles dove aveva invitato il giornalista Gary Null, ed è stato esplosivo. Hanno discusso dei grossi problemi provocati dal vaccino H1N1 e delle pressioni costanti per convincere le donne incinte e i bambini a vaccinarsi per primi. “Le autorità” hanno persino avvertito il pubblico che gli oppositori avrebbero dichiarato che i vaccini avrebbero causato aborti ma che era tutta propaganda. Sebbene Sherry e Gary Null avessero molto da dire, il fatto più importante è che circa un decina di donne hanno chiamato per dire che dopo qualche ora dalla vaccinazione avevano perso il bebè con un aborto “spontaneo”. Quando lo riferivano al dottore, egli con volto serio, affermava che il vaccino non c’entrava niente, e che era pura coincidenza! Ovviamente lo sapevano già da prima poiché l’altro problema era che molte donne inizialmente rifiutavano il vaccino, allora il dottore le avvertiva che avrebbero perso la copertura sanitaria se non lo facevano!! (E quando una donna è incinta ha bisogno del rimborso delle spese mediche per il parto in ospedale, le cure sanitarie ecc). Le donne sono state minacciate perché dessero l’accordo. Se poi veramente avrebbero perso l’assicurazione sanitaria, era un dettaglio…

Ricorderai sicuramente che durante l’amministrazione Bush era stata varata una legge per vietare che fossero citate le compagnie farmaceutiche produttrici di vaccini in caso di problemi! I casi di morte, di paralisi e di malattie croniche che seguirono alle vaccinazioni del 1978 erano talmente tanti… e così furono evitati i processi. Non posso immaginare che tutto ciò possa continuare, che non vi sia una opposizione organizzata.

Avrai sentito dire che il ministero della Sanità in Polonia ha ordinato l’arresto d tutte le vaccinazioni. Ha dichiarato che i vaccini non erano stati testati adeguatamente e che non ci sarebbero le prove che siano sicuri. Il risultato, è che il ministro sta subendo pesanti pressioni (molto probabilmente finanziarie) dalle compagnie farmaceutiche ma resiste.

lunedì, 16 novembre 2009

IL PAPA: NON CONSIDERARE IL MONDO RURALE IN MANIERA MIOPE,COME UNA REALTA' SECONDARIA,SOTTRARRE LE REGOLE A LOGICA DEL PROFITTO

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Lunedi 16 Novembre 2009


VERTICE FAO - Il segno più crudele


L'intervento del Papa sulla tragedia della fame

“La fame è il segno più crudele e concreto della povertà. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori”. Lo ha affermato Benedetto XVI, intervenendo il 16 novembre alla cerimonia di apertura del vertice mondiale della Fao in corso a Roma. Oltre 60 tra capi di Stato e di governo hanno assicurato la propria presenza.

Aumento drammatico. Il Papa ha affrontato il tema della “drammatica crescita del numero di chi soffre la fame” (1,02 miliardi di persone nel mondo), cercando di individuarne le cause e le possibili soluzioni. Ha suggerito d’investire nei Paesi poveri “in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate”, contrastando anche “il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l'egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci”. Il Papa ha invitato la comunità internazionale a coniugare la “cooperazione” con la “sussidiarietà”, coinvolgendo “le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile” e la necessaria “solidarietà della presenza, dell’accompagnamento, della formazione e del rispetto” dei Paesi poveri. “La cooperazione – ha detto il Papa – deve diventare strumento efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo”. Per cui “la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri” può diventare “anche una via di soluzione della crisi globale in atto”, con “ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi”. 

Troppa indifferenza. Benedetto XVI ha denunciato un “livello di sviluppo diseguale tra e nelle Nazioni, che determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà, accentuando la contrapposizione tra povertà e ricchezza”. Puntando l’accento sul rischio che “la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un senso di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza”: “Non è così, e non deve essere così! Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti e i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali, così da rispondere all'interrogativo: cosa può orientare l'attenzione e la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi?”. Ad avviso del Papa la risposta va ricercata “nei principi che devono ispirarla: solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni Popolo e, quindi, ad ogni Paese di essere solidale”.

Diritto al cibo e all’acqua. “Se si mira all'eliminazione della fame – ha affermato Benedetto XVI – l'azione internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita economica equilibrata e sostenibile e la stabilità politica, ma anche a ricercare nuovi parametri – necessariamente etici e poi giuridici ed economici – in grado di ispirare l'attività di cooperazione per costruire un rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo”. Ciò “potrebbe favorire la capacità di ogni popolo di sentirsi protagonista”.
Il Papa ha anche invitato a non considerare il mondo rurale, “in maniera miope, come una realtà secondaria” e a favorire “l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi spesso relegati a spazi limitati”. Per fare ciò, ha suggerito, “è necessario sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso, orientandole a favore dell'iniziativa economica dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo”.
“Non si devono poi dimenticare – ha sottolineato il Papa – i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita”. Benedetto XVI ha concluso ribadendo l’impegno della Chiesa cattolica negli “sforzi per sconfiggere la fame”.

Fonte:http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?id_session=guest&password=guest&id_oggetto=183279&tema=


IL PROF.ZIBORDI NON CI PARLA SOLO DI FINANZA,VALUTARIO ECC.ECC. CI FA OGGI RIFLETTERE SULLA SORTE DI 32.000 BAMBINI IN ITALIA .

 

Chi oggi in Italia sia molto partigiano per la destra o per la sinistra è forse gente rimasta congelata sotto una valanga nel 1960 o 1970 che hanno trovato il modo di rianimare ora per cui non possono sapere quello che è successo nell'ultima generazione

Perchè Berlusconi, Bossi e Fini sono forse un poco meglio o forse un poco peggio di D'Alema, Prodi, Amato, DeMita, Craxi Andreotti, Bertinoti, Bindi e Pecorario... ma la differenza è minima, con il PdL (polo delle libertà credo sia ancora) che legifera a getto continuo norme soffocanti demenziali e il PD, Dipietro e soci invischiati in scandali a catena (e viceversa ovviamente). E comunque negli ultimi 20 anni ci sono stati 13 anni di centro-sinistra e 7 anni di centro-destra per cui a logica chi "sia di sinistra" non dovrebbe così scontento di come vanno le cose visto che vi ha contribuito con il suo voto per 2/3

I problemi gravi invece indipendenti da destra e sinistra sono: la lenta ma inesorabile moria delle mucche che finora hanno dato il latte, cioè le aziende italiane che esportano, l'immigrazione che entro una generazione al Nord renderà gli italiani una minoranza etnico/razziale, lo spreco di denaro pubblico a tutti i livelli dello stato e la Burocrazia Totalitaria Buonista

Quest'ultima ad esempio lancia le campagne contro l'"omofobia" da una parte e dall'altra sospetta ora le famiglie normali di pedofilia per cui ti porta via i figli perchè per fare uno scherzo un altro bambino ha fatto un disegno sessuale a scuola, le insegnanti hanno chiamato gli assistenti sociali, i quali hanno interpretato il disegno come sintomo di abusi sessuali, il giudice concorda e manda la polizia che prende i bambini. Il magistrato impiega 40 giorni per la perizia calligrafica da cui risulta che i bambini non c'entrano e tornano a casa avendo perso 9 chili e la procura di Milano rinvia (in questo caso) a giudizio, maestre, psicologo e assistenti sociali per falsa testimonianza .... Ma c'è il caso di Angela F. tolta ai genitori nel 1995 e restituita dopo 10 anni sempre per un disegno a scuola interpretato come sessuale e che da solo fa da prova per i magistrati. Queste leggi sono state create prima che arrivasse Berlusconi tra parentesi per cui ci sarà qualche altra causa

32mila bambini oggi in Italia sono stati portati via ai genitori, un aumento del +30% negli ultimi dieci anni, ci sono un migliaio di comunità che detengono bambini sotto tutela dallo stato che costano mezzo miliardo di euro. Ovvio che ci sono tanti casi di abuso in cui è giustificato un allontanamento, ma il motivo per cui aumentano in modo esponenziale non è l'incremento dei casi di abuso, ma quello dei poteri incontrollati che le nuove leggi danno ai tribunali minorili e agli assistenti sociali e psicologi che inventano sempre nuove scuse per intervenire.

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L’intervista ai fratellini di Basiglio sottratti ai genitori. Ci gridavano: confessate

. A. e G. vivono in un’accogliente casa di Basiglio, alla porte di Milano. A. cammina a testa bassa, come se fosse perennemente schiacciato dai ricordi. L’hanno incolpato di fare sesso con la sorella: c’era scritto a corredo di un disegno fatto a scuola da una compagna di classe di G. I fratellini sono stati tolti a genitori, poi chiusi in una comunità per più di due mesi. Un errore giudiziario, di cui giornali e televisioni continuano a parlare.

A. e G. raccontano per la prima volta a Panorama quel che hanno patito: il momento in cui sono stati strappati alla famiglia e i terribili giorni in comunità. Fino al ritorno in famiglia.

Ricordate come vi hanno portato via da casa?
A. Era il mio compleanno. Mentre festeggiavo con gli amici, è arrivata mia madre: “Devi venire con me” ha detto. Lì ho trovato due pattuglie e gli assistenti sociali ad aspettarmi. Mi hanno spiegato che dovevamo cambiare i genitori: secondo loro era la scelta migliore.
G. Io, invece, ero già a casa. Gli assistenti sociali mi hanno accompagnato all’ascensore: “Non puoi stare più con tua madre e tuo padre” hanno detto. Dicevano pure che sembravo turbata. Io ho cominciato a piangere: ero disperata. Temevo che non li avrei più visti...

Fonte:http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=5739&reply_id=200404#200404

scritto da: FRUIMEX alle ore 14:35 | link | commenti
categorie: italia, abusi, libertĂ , assistenti sociali

GEAB N.°39 LE TRE OPZIONI DEL 2010

GEAB N°39 est disponible! Crise systémique globale - Les Etats face aux trois options brutales de 2010 : Inflation, forte pression fiscale ou cessation de paiement


- Communiqué public GEAB N°39 (15 novembre 2009) -



GEAB N°39 est disponible! Crise systémique globale - Les Etats face aux trois options brutales de 2010 : Inflation, forte pression fiscale ou cessation de paiement
Comme anticipé par LEAP/E2020 en Février dernier, faute de refonte majeure du système monétaire international, le monde est bien en train d'entrer actuellement dans la phase de dislocation géopolitique mondiale de la crise systémique globale. Pour l'année 2010, sur fond de dépression économique et sociale, et de protectionnisme accru, cette évolution va ainsi condamner un grand nombre d'Etats à choisir entre trois options brutales, à savoir : l'inflation, la forte hausse de la pression fiscale ou la cessation de paiement. Un nombre croissant de pays (USA, Royaume-Uni, Euroland (1), Japon, Chine (2),…), ayant tiré toutes les cartouches budgétaires et monétaires dans la crise financière de 2008/2009, ne peut en effet plus s'offrir d'autre alternative. Cependant, par réflexe idéologique et pour tenter d'éviter par tous les moyens d’assumer des choix aussi douloureux, ils vont néanmoins tenter de lancer de nouveaux plans de stimulation économique (souvent sous d'autres appellations) alors même qu'il est devenu évident que les formidables efforts publics de ces derniers mois visant à relancer la croissance ne seront pas relayés par le secteur privé. En effet, le consommateur-tel-qu'on-le-connaît-depuis-plusieurs-décennies est bel et bien mort, sans espoir de ressusciter (3). Et comme près de 30% de l'économie des pays occidentaux n'est plus aujourd'hui constituée que de « zombies économiques » - institutions financières, entreprises ou même états dont l'apparence de vie n'est due qu'aux flots de liquidités injectées quotidiennement par les banques centrales, l'inéluctabilité de l' « impossible reprise » (4) est donc confirmée. Le chacun pour soi international et social (au sein de chaque pays) est ainsi programmé tout comme l'appauvrissement généralisé de l'ex-Occident, Etats-Unis au premier chef. C’est en fait à un sabordement de l'Occident qu'on assiste en direct, avec des dirigeants incapables de d'affronter la réalité du monde d'après la crise et qui s'obstinent à répéter les méthodes du monde d'hier dont, pourtant, tout le monde peut constater l'inefficacité. 

Dans ce GEAB N°39, notre équipe a donc choisi de développer ses anticipations sur l'évolution générale de l'année 2010 qui sera caractérisée par ce choix des principaux Etats limité aux trois options brutales que sont l'inflation, la forte pression fiscale ou la cessation de paiement, et leurs vaines tentatives d'éviter ces choix douloureux. 
L'une des causes de cette impasse des plans de relance étant la mort du consommateur-tel-qu'on-l'a-connu depuis une trentaine d'années, nous analysons ce phénomène dans ce numéro du GEAB ainsi que ses conséquences pour les entreprises, le marketing et la publicité. 
En matière géopolitique, nous développons également dans ce GEAB N°39 les anticipations de LEAP/E2020 concernant la Turquie à l'horizon 2015, tant vis-à-vis de l'OTAN que de l'UE. 
Et bien entendu, nous présentons nos recommandations mensuelles ainsi que les résultats du dernier GlobalEuromètre. 

Evolution du budget fédéral allemand (1991 – 2010) (les estimations pour 2009 et 2010 n'incluent pas les baisses d'impôts annoncées récemment par Angela Merkel) - Source : Financial Times / Thomson Reuters, 02/11/2009
Evolution du budget fédéral allemand (1991 – 2010) (les estimations pour 2009 et 2010 n'incluent pas les baisses d'impôts annoncées récemment par Angela Merkel) - Source : Financial Times / Thomson Reuters, 02/11/2009
Les recettes du monde d'hier sans effet sur la crise systémique globale 

La possibilité pour les Etats d'échapper aux trois options brutales se résume donc à deux espoirs très simples : que la consommation reprenne ou que l'investissement privé redémarre. Sans l'une ou l'autre de ces dynamiques positives, les Etats n'auront en effet pas d'autre choix en 2010 que d'augmenter fortement les impôts pour faire face à leurs énormes déficits publics, de laisser l'inflation filer pour diminuer le poids de leur endettement ou bien encore de se déclarer en cessation de paiement. Certains d'entre eux, comme les Etats-Unis, le Royaume-Uni, l'Irlande, l'Argentine, la Lettonie, voire même l'Espagne, la Turquie, Dubaï ou le Japon, pourraient devoir assumer deux voire les trois options à la fois. 

Or, sur le front de la consommation comme sur celui de l'investissement, les tendances sont très négatives. Le consommateur est affecté de tous côtés par des pressions durables à économiser, à rembourser ses dettes et, plus généralement, à refuser (volontairement ou non) le modèle de consommation occidental de ces trente dernières années (5) qui a amené la croissance, notamment aux Etats-Unis et au Royaume-Uni, à dépendre presque entièrement de lui (6). Quant aux entreprises, leur manque de visibilité (pour être positif) ou leurs prévisions négatives provoquent une baisse de l'investissement que les restrictions de crédit organisées par les banques ne font qu'accentuer (7). L'investissement public touche de son côté ses limites budgétaires puisque les plans de relance ne pourront pas être prolongés ou renouvelés de manière significative sauf à accroître encore plus les déficits publics et se condamner, d'ici la fin 2010, à devoir assumer simultanément deux des trois options brutales (8). En effet, les Etats doivent faire face à des pressions croissantes (opinion publique, organes de contrôle, opérateurs privés) (9) pour rééquilibrer leurs situations budgétaires qui sont au mieux inquiétantes et souvent dangereuses. Autant dire que les investissements publics pour 2010/2011 sont condamnés à se réduire comme une peau de chagrin. 

En ce qui concerne la demande extérieure, on assiste à une saturation complète : tout le monde veut désormais exporter afin de trouver le consommateur avide ou l'entreprise investisseuse chez le voisin, faute de les trouver chez soi. Le mythe dominant étant que l'Asie, et la Chine en particulier, va fournir ce « nouveau consommateur à l'occidentale ». Outre qu'il y aura beaucoup d'appelés et peu d'élus non chinois ou non asiatiques pour profiter du marché de la région, imaginer qu'il sera aussi avide que le consommateur occidental désormais moribond est faire peu de cas de la nature systémique de la crise actuelle. L'industrie du luxe et ses déboires actuels en Asie en fournissent pourtant une bonne illustration. 

Evolution comparée du PNB britannique au cours des principales récessions depuis la crise des années 1930 (en mois depuis le début officiel de chaque récession) - Source – National Institute of Economic Review, 10/2009
Evolution comparée du PNB britannique au cours des principales récessions depuis la crise des années 1930 (en mois depuis le début officiel de chaque récession) - Source – National Institute of Economic Review, 10/2009
Alors que reste-t-il ? 


L' « économie-zombie » représente désormais une part considérable de l'économie mondiale 

Des banques centrales qui continuent à approvisionner les marchés financiers en liquidités en espérant qu'à un moment donné, cet immense effort quantitatif provoquera un saut qualitatif vers l'économie réelle. Prétendant toujours que la crise ne reflète pas un problème d'insolvabilité généralisée des banques, des consommateurs, des organismes publics et de nombre d'entreprises, en particulier aux Etats-Unis et au Royaume-Uni, ils attendent Godot en créant les conditions d'une forte inflation et d'un effondrement de leurs monnaies respectives et de leurs finances publiques. 

Des Etats, assumant sans sourciller toutes les fautes des banques et suivant néanmoins encore et toujours les conseils des banquiers, qui se sont donc endettés d'abord au-delà du raisonnable, puis au-delà du supportable, et qui aujourd'hui s'apprêtent à couper drastiquement les dépenses publiques (10) tout en augmentant fortement les impôts, afin d'essayer d'éviter la banqueroute (11). 

Des « zombies économiques » (12), privés ou publics, qui composent désormais une part considérable des économies occidentales et chinoises : Etats en cessation de paiement objective (comme le Royaume-Uni ou les Etats-Unis) mais que personne techniquement ne déclare comme tels, entreprises en faillite mais qui continuent à opérer comme si de rien n'était pour éviter un chômage encore plus massif (13), banques insolvables (14) pour lesquelles on modifie les règles comptables et qu'on fait grossir pour mieux cacher leurs actifs désormais sans valeurs, afin de repousser à plus tard leur inévitable implosion (15). 

Des marchés financiers qui nourrissent leur hausse des liquidités offertes gracieusement par les banques centrales (16) soucieuses de redonner au consommateur/boursier le sentiment de richesse afin qu'il recommence à être lui-même et à consommer massivement alors que toutes les catégories d'actifs (17), comme l'or par exemple, sont également en hausse (et souvent encore plus forte), signe d'une inflation déjà bien vigoureuse. 

Des chômeurs qui s'accumulent par dizaines de millions dans et hors les statistiques officielles, garantie d'une année 2010 socialement brutale et commercialement placée sous le signe du protectionnisme pour la sauvegarde de l'emploi (via des barrières tarifaires, environnementales ou sanitaires, ou via de simples dévaluations compétitives), tandis que les gouvernements se demandent combien de temps ils vont pouvoir encore assumer le coût global de l'indemnisation de ce chômage massif, sans aucune reprise à l'horizon (18).

Evolution du taux de chômage dans l'Euroland et aux USA (1991 – 2009) - Sources : Eurostat, Bureau of Labour statistics, Morgan Stanley
Evolution du taux de chômage dans l'Euroland et aux USA (1991 – 2009) - Sources : Eurostat, Bureau of Labour statistics, Morgan Stanley
LEAP/E2020 avait écrit en Février et Mars 2009 que sans une refonte complète du système monétaire international avant l'été 2009, le monde s'orienterait inéluctablement vers cette situation de dislocation géopolitique globale, sorte de « très grande dépression » à l'échelle planétaire, centrée sur l'effondrement du pilier américain du monde d'hier. Nous y sommes (19). Derrière les chiffres qui, même trafiqués (20), ne parviennent plus à cacher la détérioration de la situation économique et sociale mondiale, et la continuation de la descente aux enfers de l'économie et de la société américaine, c'est cette réalité qui se profile clairement maintenant et qui deviendra une évidence pour tous d'ici le début du second trimestre 2010. Dans ce GEAB N°39, notre équipe essaie, comme chaque mois, d'anticiper ces principales évolutions afin que chacun, personnellement ou dans ses fonctions, puisse au mieux se préparer au contexte très difficile de l'année 2010 : l'année où les recettes du monde d'hier montrèrent définitivement leur inefficacité pour enrayer la crise systémique globale.

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Notes: 

(1) Parmi les grands pays, seule l'Allemagne d'Angela Merkel peut encore le faire et va d’ailleurs le faire puisque la chancelière allemande a décidé de mettre en œuvre un nouveau plan de relance fondé sur … des baisses d'impôts. On peut difficilement faire plus idéologique et déconnecté de la réalité de la crise que cela ! L'Allemagne doit donc s'attendre d'ici la fin 2010 à une forte dégradation de sa situation budgétaire et … à de fortes hausses d'impôts pour tenter de pallier la débâcle fiscale. Pour notre équipe, l'aveuglement idéologique des dirigeants occidentaux en matière fiscale en cette fin 2009 n'a d'égal que celui des dirigeants communistes dans les premiers mois de 1989 : aucune compréhension du fait que les vieilles recettes ne fonctionnent plus. Tout comme le « bon sujet communiste » n'était plus disposé à obéir passivement, désormais le « bon consommateur occidental » n'est plus disposé à consommer activement. Mais, il est vrai que personne n'a jamais dit qu'Angela Merkel, Nicolas Sarkozy ou Barack Obama comprenaient quelque chose à l'économie. 

(2) La Chine peut encore s'offrir un plan de stimulation économique mais le problème chinois, comme déjà analysé par LEAP/E2020, tient à la lenteur de l'émergence d'une demande interne suffisante pour pallier l'effondrement des exportations. Et, en l'occurrence, aucun stimulus ne peut « acheter » ce temps manquant, cette décennie nécessaire pour que les Chinois développent une forte demande interne. L'année 2010 va illustrer ce fait, une fois que l'écran de fumée généré par la hausse stimulée de la production se sera dissipé et que tout le monde constatera que cette production n'a pas été écoulée … faute d'acheteurs. 

(3) Ce vidéo-clip illustre parfaitement et avec humour le changement radical du mode de consommation en train de prendre place aux Etats-Unis. 

(4) Voir GEAB N°37 

(5) Nous développons cette analyse dans un autre chapitre de ce GEAB N°39. 

(6) En 2008, la consommation des ménages représentait 70% du PNB américain et 64% au Royaume-Uni contre 56% en Allemagne et 36% en Chine. 

(7) Sources : MarketWatch, 09/11/2009 ; IrishTimes, 27/10/2009 

(8) Selon LEAP/E2020, l'amère ironie de la situation est en effet que les Etats qui refusent, en cette fin 2009, d'envisager frontalement la perspective des trois options brutales, se donnant ainsi les moyens de naviguer au mieux entre les trois, se condamnent à devoir affronter simultanément deux des trois d'ici la fin 2010. C'est reculer pour moins bien sauter. 

(9) Ainsi, du fait de son impopularité, le « second stimulus US » (qui sera en fait le troisième si on se souvient du plan de réductions d'impôts de G. W. Bush en 2008) est en préparation sous une forme « indétectable ». Il s'agira d'un train de mesures disparates que l'administration Obama évitera de présenter dans un plan unique afin de cacher sa vraie nature. Dans la même catégorie, on trouve aussi le « grand emprunt » du gouvernement français que Nicolas Sarkozy essaye de faire passer pour un investissement de long terme mais que Bruxelles va probablement réintégrer dans la dette française comme un simple plan de stimulation économique de court terme. De politiques inefficaces assumées on passe ainsi à des politiques inefficaces cachées … quelle grande victoire sur la crise ! Sources : TheKatyCapsule, 22/10/2009 

(10) L'OCDE est claire sur ce point : pour s'en sortir, les pays occidentaux vont devoir couper vigoureusement dans les dépenses d'éducation, de santé, de programmes sociaux, … L'Irlande, modèle parmi les modèles de ces mêmes OCDE, UE ou FMI il y a encore à peine deux ans, s'apprête à donner l'exemple : première dans la frénésie consommatrice ultra-libérale, première dans l'austérité ultra-libérale. Pas étonnant que des manifestations massives envahissent les rues des grandes villes du pays. Sources : FinancialTimes, 22/09/2009 ; RTENews, 06/11/2009 

(11) Sources : EUObserver, 10/11/2009 

(12) Il est intéressant de lire la définition très détaillée de l' « économie zombie » proposée par PA Consulting Group le 10/11/2009. 

(13) Il faut en effet se promener aujourd'hui dans les rues des grandes villes nord-américaines ou européennes pour constater que nombre d'enseignes continuent à briller pour attirer l'acheteur, mais qu'en fait elles ne sont que les apparences trompeuses d'entreprises en faillite maintenues artificiellement en vie à coup d'argent public ou de restructurations à l'avenir incertain, comme CIT, GM, Chrysler, Saab, Opel, Karstad, Quelle, Iberia, Alitalia, … En apparence, cela bouge comme si tout était normal mais, en fait de santé économique, c'est une maladie qui frappe de plus en plus profondément tout le tissu des entreprises, peuplé de vraies zombies. En Chine, les zombies sont les usines qui tournent sans clients grâce aux subventions de l'Etat. Tous ces « morts-vivants économiques » représentent le passage progressif dans l'économie réelle des 20.000 à 30.000 milliards USD d'actifs-fantômes analysés dans les GEAB précédents. 

(14) Source : Bloomberg, 02/11/2009 

(15) Le terme de « zombie bank » a même désormais sa définition dansWikipédia. 

(16) Source : Financial Times, 22/10/2009 

(17) Sauf l'immobilier. 

(18) A près de 324.000 USD par emploi créé (selon les chiffres de la Maison Blanche), on peut se demander en effet combien de temps ce type de politiques inefficaces peut être poursuivi. Source : Global Economic Trend Analysis, 31/10/2009 

(19) Pour ceux qui doutent encore de la formidable accélération de l’Histoire que génère la crise actuelle, il est utile de lire l’article de Michael Klare paru dansTomDispatch le 26/09/2009 qui montre comment les pronostics de déclin des Etats-Unis prévus pour 2025 dans les prospectives de la CIA parues il y a un an sont pour l’essentiel déjà en train de se concrétiser sous nos yeux. 

(20) Même CNBC est désormais obligé de mentionner ce fait, largement analysé dans des GEAB précédents. Source : CNBC, 09/11/2009

Dimanche 15 Novembre 2009

Fonte: http://www.leap2020.eu/GEAB-N-39-est-disponible!-Crise-systemique-globale-Les-Etats-face-aux-trois-options-brutales-de-2010-Inflation,-forte_a3986.html

scritto da: FRUIMEX alle ore 11:38 | link | commenti
categorie: europa, crisi, inflazione, debito pubblico, europe 2020 geab, geab 39

BENETAZZO AD ALBA : NON ABBIAMO RIEMPITO LA SALA MA ERAVAMO NUMEROSI,GRAZIE A TUTTI!

 

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eugenio

        TARGATOCN.IT   

                              PRESENTE ALLA  SERATA                              

 
CONTRIBUTO DI GISELLA DIVINO
 
Alba:Eugenio Benetazzo parla di emergenza economica mondiale

Un quadro desolante quello sullo stato dell’economia mondiale dipinto da Eugenio Benetazzo, ieri sera, presso la Sala Ordet di Alba. Operatore di borsa indipendente, laureato in Economia Aziendale, il Beppe Grillo dell’economia parla della crisi economica globale partendo da una premessa, ovvero, il termine “crisi” non è la parola giusta per definire questo periodo. In greco, “crisi” significa scelta, alternativa. Non è appropriata perché oggi noi non abbiamo scelta. Siamo in una situazione di “emergenza” dice Benetazzo. Un’emergenza che non è finita, ma “è davanti a noi per i prossimi dodici, forse diciotto mesi perché hanno trasformato il debito dei gruppi bancari in debito di Stato”, spiega. Attraverso una serie di slide fatte di grafici, foto, articoli giornalistici e filmati, Benetazzo illustra una realtà alquanto sconfortante. Disoccupati in fila agli uffici di collocamento, manifestazioni di protesta contro le banche, fallimento di molti istituti finanziari, mercato immobiliare fermo, crollo della produzione industriale. Prossima fase, l’emergenza socio economica che colpirà paesi occidentali ed orientali nei prossimi anni. Bisogna trovare una soluzione per tamponare, dice Benetazzo. Intanto, “la Protezione civile degli Stati Uniti ha allestito dei campi per gestire le sommosse popolari”. 
L’operatore finanziario sostiene che le reali cause della crisi sono conseguenza de “L’accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico e poi l’Organizzazione Mondiale del Commercio che hanno permesso l’abbattimento di tutti i dazi doganali ed hanno concesso a grandi Corporation di realizzare questo sogno: trasferire posti di lavoro, risorse, brevetti, denaro, dall’Occidente all’Oriente creando da una parte disoccupazione e dall’altra sfruttamento”. La perdita del posto di lavoro e la mancata copertura dei debiti precedentemente contratti porta alla crisi finanziaria attuale, spiega Benetazzo. Negli Stati Uniti sono moltissime le banche già fallite ed altre sono a rischio. “La situazione è ancora più grave perché il fondo di tutela dei depositi statunitense non ha più denaro per tutelare le aziende bancarie che falliscono. Significa che non ha più i fondi per garantire e tutelare i depositi degli statunitensi”. L’operatore parla anche della situazione finanziaria italiana e spiega perché il sistema ancora regge: “Le banche italiane si sono salvate per il loro sistema di contabilizzazione dei cespiti, ovvero, riportando i bilanci al costo storico o, peggio, al costo di perizia. Ecco perché in Italia ci sono banche che hanno concesso mutui al 120%”. 


Gisella Divino

 

 

Fonte : http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=75042&cat_code=10#immagini

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categorie: eugenio benetazzo
venerdì, 13 novembre 2009

VOGLIAMO RINNOVARE A TUTTI L'INVITO A PARTECIPARE: CONOSCERE PER SAPER DECIDERE DELLA NOSTRA VITA

EUGENIO BENETAZZO AD ALBA IL 14 NOVEMBRE 2009  

                    INGRESSO GRATUITO

LA CRISI ECONOMICA: QUELLO CHE TV E GIORNALI NON DICONO!

 

-         COME MAI IL POTERE D’ACQUISTO DIMINUISCE CONTINUAMENTE?

-         PERCHE’ QUESTA CRISI OLTRE CHE PREVEDIBILE ERA INEVITABILE?

-         QUALI SONO LE COLPE DELLE BANCHE E DEL SISTEMA FINANZIARIO?

-         IL PEGGIO E’ VERAMENTE PASSATO?

 

 

 

SABATO 14 NOVEMBRE 2009 – ORE 17

SALA ORDET – ALBA (CN)

 

MAPPA PER RAGGIUNGERE SALA CONFERENZA

SI TERRA’ LA CONFERENZA DAL TITOLO

 

 

“SCENARIO MACROECONOMICO DELLA NOSTRA EPOCA”

 

 

CON

 

 

EUGENIO BENETAZZO

ANALISTA FINANZIARIO, AUTORE DI VARI BEST-SELLER DI ECONOMIA NEL 2005 HA PREVISTO L’ATTUALE CRISI FINANZIARIA

CON I SUOI SPETTACOLI SPIEGA IN MODO SEMPLICE E IRRIVERENTE L’ECONOMIA E LA FINANZA 

 

NON POSSIAMO PIU’ PERMETTERCI DI NON SAPERE!

  

 

COL PATROCINIO DELLA CITTA DI ALBA

INFORMAZIONI:

www.eugeniobenetazzo.com

www.cittadiniattivialba.it

http://fruimex.splinder.com/

 

PROVOCATORIO MA INTERESSANTE IL MANIFESTO DI BENETAZZO CHE TROVIAMO QUI

 

 

 

GIUSTO PER STARE IN ARGOMENTO LE ULTIME NEWS DI OGGI  VENERDI'  13 NOVEMBRE 2009

Ec onomiadi Pietro Salvato

onomiadi Pietro Salvato Economia

pubblicato il 13 novembre 2009 alle 16:30   di Pietro Salvato

Economia
di Pietro Salvato

Economia di Pietro Salvato

Altro che sorpasso dell’Inghilterra. L’Italia è ultima per crescita nel 2009 e lo sarà pure nel 2010. Intanto, crollano produzione industriale -5,3% (in un solo mese) ed i consumi – 4,8%. Ecco i dati veri che la tv non ci racconta e che smentiscono il governo.

 

L’Italia è la sesta nazione più ricca del mondo visto che il suo Pil ha ormai superato quello della Gran Bretagna”. E ancora: “La crisi è ormai alle spalle, il peggio e passato”. Parole e musica del Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, pronunciate non al festival di Sanremo ma soli pochi giorni fa, dopo l’ultimo Consiglio dei ministri. Le cose stanno davvero così? La risposta, dati alla mano, inesorabilmente, è No. La realtà, purtroppo, è assai diversa. L’interpretazione data dal premier, da molti suoi ministri, parlamentari e, persino, da alcuni “organi di informazione” dei recenti datiOcse, appare quantomeno molto azzardata. Anzi, per dirla con una nota del Nens siamo davanti all’ennesima mistificazione messa in atto dall’esecutivo”.

BUFALE - Lo stesso istituto economico, proprio nei giorni scorsi, aveva pubblicato l’ultimo aggiornamento dei dati CLI (Composite Leading Indicator), comunemente battezzati “Superindice” che, come detto nel nome, non è altro che un insieme di indicatori compositi ovvero una miscela di altri indicatori che offrono una possibile interpretazione delle evoluzioni economiche attese per il prossimo futuro. Questo Superindice, quindi, è costruito in modo diverso per ciascun Paese, utilizzando, spesso, parametri assai diversi tra loro. Nel caso italiano, l’indicatore si basa sulle aspettativedelle famiglie e delle imprese manifatturiere, oltre che sulle previsioni di nuovi ordinativi, sulle ragioni di scambio e sui tassi interbancari. Per la Francia e la Germania, viceversa, l’indice tiene conto anche delle nuoveimmatricolazioni di automobili; per la Spagna, ancora, è considerato il numero di notti in hotel. Insomma, vengono considerati dati molto diversi e comunque non confrontabili a meno di non volere (scientemente) confondere l’opinione pubblica e la realtà delle cose. Il Nens segnala come sia difficile capire “a quale logica risponda tutto ciò, ma sicuramente l’indice che ne scaturisce non ha la funzione di indicare lo stato di salute delle diverse economie e le aspettative di variazione rispetto al passato”. Non può, quindi, in alcun modo sostituire le indicazioni che provengono dai dati statistici e macroeconomici elaborati dall’Istat, dalla Banca d’Italia e dalla stessa Banca centrale europea. “Ciò che è accaduto – spiega la nota –invece, è che la diffusione di questo assai poco significativo “superindice” (il cui limitato significato è segnalato, del resto, dalla stessa Ocse) ha offerto al Governo (e ai media) l’occasione per sostenere che l’Italia sta uscendo dalla crisi economica mondiale meglio di tutti gli altri, sventolando la bandiera del sorpasso del Pil procapite inglese che in realtà non è altro che il risultato della svalutazione della sterlina rispetto all’euro. Una bufala mediatica quindi, che in molti non hanno esitato però a cavalcare. Basta ricordare, per tutte, le dichiarazioni quasi grottesche del portavoce del Popolo della libertà, Daniele Capezzone: “Crisi? Il Governo spinge l’Italia verso la ripresa”.

FUORI DALLA CRISI ? -   

Purtroppo la realtà, ahinoi inconfutabile, è assai diversa. Il dato che fotografa la situazione italiana rispetto agli altri Paesi è quello che qui riportiamo, ricavato dal World economic outlook di ottobre scorso del Fondo monetario internazionale (Fmi). Si tratta delle variazioni percentuali del Pil sull’anno precedente. Così risulta che la Francia avrà una variazione dal -2,4% (2009) allo 0,9% (2010). La Germania dal -5,3% (2009) allo 0,3% (2010). L’Italia dal -5,1 del 2009 ad un impercettibile 0,2% in più rispetto all’anno precedente, nel 2010. Questo significa, in sostanza, che nel 2010 rispetto al 2008 (l’ultimo anno con Pil in crescita) avremo undifferenziale negativo del 4,9%. Abbiamo già ricordato in un altro articolo come, di questo passo, per tornare ai livelli di Pil del 2008 sarà necessaria aspettare almeno il 2015 . Per la Spagna poi avremo: -3,8% (nel 2009) e 0,7% (nel 2010). Per la Gran Bretagna, infine, -4,4% (2009) e 0,9% (2010). Tutto questo significa che nel 2009 e nel 2010 l’Italia, tra i grandi paesi europei, è costantemente l’ultima per la crescita economica.

Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/11/le-ultime-eco-balle-di-silvio.html

Con questi rilievi – chiosa il Nens  è davvero difficile comprendere con quale criterio e con quali obiettivi si possa sostenere che l’Italia è il Paese che sta uscendo dalla crisi meglio di tutti gli altri”.

CALO DELLE VENDITE - Altri dati, pubblicati proprio nelle ultime ore, purtroppo confermano quanto sia difficile la situazione economica per il nostro Paese. L’Istat ha reso noto come a settembre 2009 l’indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato un calo del 5,3% rispetto ad agosto. E’ il calo maggiore dal 1990. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, inoltre, la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi, rispetto a quella dei tre mesi precedenti, è pari a 4%. L’indice grezzo, invece, risulta in calo del 15,3% rispetto a settembre 2008 mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario scende del 15,7% annuo. Guardando ai principali raggruppamenti di industrie, l’Istat segnala variazioni congiunturali negative del dato destagionalizzato per i beni intermedi (-7,9%), per i beni strumentali (-5,6%), per i beni di consumo (-4,1%), per l’energia (-3,9%). Considerando la dinamica tendenziale su settembre 2008 i dati corretti per gli effetti di calendario segnalano un calo del 21,2% per i beni intermedi, del 20,4% per i beni strumentali, del 10,5% per l’energia e del 5,5% per i beni di consumo. Non meglio va sul lato dei consumi. nel terzo trimestre dell’anno, infatti, i consumi delle famiglie sono calati del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo rileva l’indagine congiunturale del centro studi di Unioncamere. Il calo è superiore dell’1% anche rispetto al trimestre precedente. Il calo delle vendite commerciali si fa sentire di più al Sud e in generale colpisce soprattutto il settore alimentare. La gente acquista meno anche i beni di prima necessità e non solo nei piccoli negozi, ma anche in iper e supermercati, a dimostrazione che gli effetti della crisi superano le politiche dei prezzi-offerta della grande distribuzione. Da un’altra indagine, questa volta dell’Ispo commissionata da Confesercenti, avente per tema l’opinione e atteggiamenti degli italiani sulla crisi economica, emerge come gli italiani credono che il peggio della crisi non sia passato e temono di dover aspettare ancora a lungo per la ripresa. Per nove persone su dieci la recessione appare come un fenomeno “ancora lontano dalla fine”. Solo l’11% della popolazione crede che la fase più acuta sia davvero alle spalle, mentre l’87% non è d’accordo e un 2% resta nel limbo di chi non si esprime. Insomma, l’ottimismo di Berlusconi non solo è fuori luogo ma è, allo stesso tempo, il segno più evidente di come questo governo ha perso la bussola economica e il polso del paese “reale”.

Fonte : http://www.giornalettismo.com/archives/41843/le-ultime-eco-balle-di-silvio/2/ultime eco-balle di Silvio


IL SEGRETARIO DELLA FAO PROPONE UNO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA FAME DEL MONDO........CHE IPOCRISIA !!!

Contro la fame nel mondo la FAO indice… uno sciopero della fame

Postato in General il 12 novembre, 2009

“L’Osservatore Romano” ha salutato il vertice mondiale della FAO sull’alimentazione che si terrà dal 16 al 18 novembre a Roma ospitando in prima pagina un articolo dello stagionato segretario generale dell’organismo, Jacques Diouf.

Per il giornale della Santa Sede si è trattato di un tributo d’obbligo. Benedetto XVI interverrà al vertice della FAO con un discorso e l’articolo di Diouf è tutto un inno alla “somiglianza di vedute tra la Chiesa cattolica e la FAO” riguardo alla fame nel mondo.

Molto più libero da vincoli istituzionali, il giornale dei vescovi italiani “Avvenire” ha invece trattato rudemente il segretario generale della FAO, sia per come agisce in generale, sia per la sua ultima trovata annunciata ieri: quella di far precedere il vertice da “una giornata mondiale di sciopero della fame”.

In un riquadro non firmato sotto l’insegna “Secondo noi” e con riprodotto il logo della testata – cioè in un commento attribuibile al giornale della CEI in quanto tale – “Avvenire” ha titolato che invece di uno sciopero della fame sarebbe “meglio il digiuno”. E ha scritto:

“Che oltre un miliardo di uomini e donne esattamente come noi in questo istante non sappiano come sfamarsi è un pensiero tormentoso che non può lasciarci inerti. Ed è dunque giusto che si mettano in atto gesti espliciti con i quali manifestare una condivisione attiva verso chi è vittima di questo intollerabile scandalo del nostro tempo. Gesti non ostentati, mediatici, o pretestuosi al punto da sembrare posticci. Per questo suona stonata l’idea di uno ’sciopero della fame’ in vista del vertice mondiale sull’alimentazione lanciata ieri dal segretario generale della FAO Jacques Diouf, a capo di un organismo che non sempre sa essere esempio convincente di sobrietà. Al cristiano è più congeniale il linguaggio semplice ed esigente del digiuno, cui la Chiesa più volte ci ha invitati quando s’è trattato d’invocare pace e giustizia. Contro la fame non si ’sciopera’: si agisce. Anche evitando la retorica”.

I due giornali di Chiesa sono usciti a poche ore di distanza l’uno dall’altro. “Avvenire” la mattina del 12 novembre e “L’Osservatore Romano” nel pomeriggio dello stesso giorno. Ma che diversità di musica!

E complimenti al direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio, in attesa di passare dall’interim alla direzione piena. Avesse dato retta alla diplomazia, un corsivo così schietto non l’avrebbe pubblicato.

Fonte:http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/12/contro-la-fame-nel-mondo-la-fao-indice-uno-sciopero-della-fame/


scritto da: FRUIMEX alle ore 09:20 | link | commenti
categorie: ipocrisia, povertĂ , fame nel mondo

AL FISC, CONVEGNO IN SAN MINIATO PISA, IL RUOLO DELL'INFORMAZIONE NEL RACCONTARE LA CRISI

 
 
Venerdi 13 Novembre 2009
MEDIA E CRISI - I limiti e la forza
Il tema del convegno Fisc a San Miniato (12-14 novembre) 
È dedicato al ruolo dell'informazione tra crisi economica, sviluppo sostenibile e sistema solidale il convegno nazionale che la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), organismo che raggruppa 185 testate diocesane, organizza a San Miniato (Pisa) dal 12 al 14 novembre (programma del convegno: clicca qui). Tra i relatori il giornalista Gianfranco Fabi, vicedirettore del quotidiano "Il Sole 24 Ore", che il SIR ha incontrato per chiedergli alcune anticipazioni a partire dal tema dell'incontro.

Informazione ed economia: quale connubio?
"Un connubio indispensabile su entrambi i fronti. L'informazione non può prescindere dall'economia se vuole offrire una visione completa della realtà: l'economia, infatti, è un elemento fondamentale della vita politica e sociale. Ma anche l'economia non può prescindere dall'informazione: solo se l'informazione è ampia, corretta e trasparente il mercato può essere efficiente e offrire ai cittadini-consumatori il miglior rapporto tra qualità e prezzo".

Qual è stato il ruolo dell'informazione nel raccontare la crisi?
"Un ruolo importante e decisivo, purtroppo non positivo. Anche se non si può generalizzare, comunque non si può che osservare che l'informazione è stata troppo timida nel segnalare i rischi di crisi. Rischi che erano evidenti e visibili ben prima dell'autunno 2008, quando la crisi è esplosa con il fallimento di Lehman Brothers. Indubbiamente nei mesi precedenti la crisi, sarebbe stato impopolare segnalare con forza che le nubi si stavano addensando sul sistema finanziario: quando si forma una bolla speculativa, come è avvenuto nel 2006/2007, si ha l'illusione che tutti possano guadagnare, che sia possibile fare soldi attraverso i soldi. Chi grida «al lupo» è preso come un'antipatica cassandra. Si può quindi affermare che un'informazione più coraggiosa e tempestiva avrebbe potuto se non evitare la crisi, almeno anticiparne e quindi diminuirne gli effetti negativi. Si tratta di una responsabilità che i giornalisti devono almeno condividere con economisti, politici, uomini del mondo finanziario che non hanno certo brillato per capacità di previsione".

Secondo qualcuno, i mass media si sono trovati impreparati davanti a un fenomeno sul quale non avevano effettive competenze… 
"Qualcuno ha definito il giornalista come colui che sa spiegare benissimo cose di cui non capisce nulla. È una definizione fin troppo generosa, nel senso che è vero che spesso i giornalisti devono parlare anche di cose che non capiscono, ma non è vero che le sanno comunque spiegare bene. Al di là degli aneddoti resta il fatto che non si deve chiedere al giornalista di fare il professore di economia, ma di avere la passione e la curiosità per andare a cercare e intervistare il professore che dica le cose giuste".

Gli esperti hanno visto nella "Caritas in veritate", l'enciclica di Benedetto XVI, anche la richiesta di un cambiamento di comportamenti come soluzione alla crisi… 
"Un cambiamento dei comportamenti certamente, ma anche un cambiamento deciso nelle regole e nelle istituzioni. L'enciclica infatti è «l'annuncio della verità dell'amore di Cristo nella società». Perché «senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali». Quindi, comportamenti coerenti che diano vita a sistemi politici e sociali in grado di garantire un cammino deciso verso gli obiettivi di fondo della dottrina sociale della Chiesa".

Vie di uscita dalla crisi economica: quale contributo dall'informazione?
"Un contributo importante almeno quanto è importante la responsabilità di ciascuno, ognuno al proprio posto e con i propri compiti. L'enciclica sociale di Benedetto XVI in questo è esplicita: «La verità è logosche crea dia-logos e, quindi, comunicazione e comunione…». L'informazione è insieme amore e passione per la verità. L'informazione ha un compito importante per rimettere l'uomo al centro della società e, quindi, anche dell'economia. E nel considerare il denaro, il mercato, le stesse istituzioni come strumenti il cui utilizzo può e deve essere indirizzato nella maniera giusta. E così l'enciclica sottolinea come sia illusorio pensare che l'informazione possa essere neutrale, possa limitarsi ad una spiegazione «tecnica»: la presunta neutralità può nascondere interessi particolari e inaccettabili disegni di controllo". 

Quali linee operative per l'informazione nel proporre nuovi sistemi economici?
"L'informazione può e deve segnalare pericoli e opportunità. «I media - si legge nella Caritas in veritate- possono costituire un valido aiuto per far crescere la comunione della famiglia umana e l'ethos delle società». Ma per far questo non devono stancarsi di vagliare tutto e, parafrasando san Paolo, parlare di quanto di buono, di bello, di giusto c'è nella società. Con una volontà di costruire e non di dividere. L'informazione non potrà comunque che essere sempre parziale, limitata e soggettiva. Ma proprio per questi limiti deve riscoprire ogni giorno la forza di quello che è importante per la vita di ogni uomo".

Fonte:http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?id_session=guest&password=guest&id_oggetto=183177&tema

OSCAR GIANNINO: NIENTE TAGLI A IRAP E IRES, SARA' UNA DILAZIONE E BASTA

Tasse, l’acconto dilazionato non è un taglio

 

Niente tagli a Irap e Ires. Anzi, niente tagli e basta. Alcune ore dopo il Consiglio dei ministri di stamane è emersa la decisione di limitarsi a una dilazione dell’acconto Irpef, pare per 3,8 miliardi di euro, coperti in conto cassa dallo scudo fiscale. La misura dunque si applicherebbe solo a microimprese personali, professionisti, commercianti, artigiani e partite IVA, il popolo pro-pro di cui ha parlato il Corriere in queste settimane. Alle imprese non personali, niente. Non è un taglio alle tasse, né per dritto né per rovescio. E’ un mero spostamento in avanti della somma dovuta allo Stato.

Invece che pagare il 99% a dicembre, si pagherà una ventina di punti in meno oggi per conguagliare l’intero resto dovuto nel prossimo maggio. L’effetto di tale misura, dunque, è di pura liquidità temporanea. Tonnellate di studi e verifiche emipiriche  di ogni orientamento –  keynesiano e antikeynesiano – comprovano che tali misure hanno un effetto trascurabile sui consumi e nullo sugli investimenti, poiché il contribuente sa benissimo che  dovrà comunque a breve allo Stato ciò che oggi gli resta in tasca ma non è già più suo. L’unico effetto è di pagare meno interessi passivi, se sta in rosso sul conto bancario. E di rinviare il redde rationem, se aveva praticamnete già finito la liquidità al pagamento dell’imposta. Aggiungo che è più che ovvio che i sindacati protesteranno, visto che restano esclusi da tale sollievo puramente temporaneo i contribuenti a solo reddito dipendente, e dunque a ritenuta d’acconto. Confindustria e sindacati restano dunque entrambi a bocca asciutta. Non si può dire che Tremonti non sia stato di parola. Si applica in materia fiscale lo stesso principio dell’estensione in deroga discrezionale degli ammortizzatori sociali. Non si modifica strutturalmente platea e importo degli aventi diritto per gli ammortizzatori, non si toccano le aliquote per il fisco: invece, al lavoratore e al contribuente si fa capire che dovrà fidarsi della discrezionale valutazione dello Stato, se e quando procedere alla protrazione di un beneficio che viene concesso in quanto straordinario e temporaneo. I saldi di finanza pubblica vengono certo mantenuti. Ma a che prezzo, mioddio, pur di non tagliare spesa e di abbattere stabilmente le imposte per un analogo corrispettivo. L’estensione della discrezionalità politica, in materia fiscale, è foriera sempre e solo di ulteriore indebolimento del contribuente di fronte allo Stato.  Direi che non ci siamo proprio.

Fonte: http://www.chicago-blog.it/2009/11/12/tasse-lacconto-dilazionato-non-e-un-taglio/


scritto da: FRUIMEX alle ore 09:13 | link | commenti
categorie: italia, crisi, debito pubblico, fisco news, gettito fiscale

OBAMA A PECHINO PER ACCORDI SULLA RIVALUTAZIONE DELLO YUAN

2/11/2009 15:03
CINA – USA

Pechino e Obama alla guerra dello yuan


La questione valutaria è uno dei temi più caldi nell’agenda della prossima visita ufficiale del leader americano in Cina. In piena crisi economica, infatti, non si può più ignorare la moneta cinese e i suoi flussi di gestione. Pechino apre alla rivalutazione, ma sganciata dal dollaro.

Pechino (AsiaNews) – L’incontro bilaterale fra Barack Obama e Hu Jintao si svolgerà dal 15 al 18 novembre prossimo nella capitale cinese. Nell’agenda dell’incontro sono presenti molti temi, ma al primo posto si trova lo sviluppo dei rapporti commerciali e la valutazione dello yuan renmibi, la moneta nazionale cinese da sempre “sganciata” dal Fondo monetario internazionale. Il governo americano, infatti, preme da tempo affinché Pechino acconsenta a far giudicare dall’organismo internazionale il reale valore della sua valuta.

E proprio ieri il governo cinese ha detto di essere pronto a permettere una rivalutazione dello yuan, dopo 18 mesi di stallo, ma a patto che questa avvenga con l’aggancio di altre monete e non soltanto del dollaro. L’apertura è contenuta nel terzo Rapporto annuale della Banca popolare cinese [la Banca centrale di Pechino], secondo cui “seguendo i principi di iniziativa, controllo e gradualismo – con riferimento al flusso internazionale di capitali e ai cambiamenti nelle valute maggiori – miglioreremo il meccanismo di scambio dello yuan”.

Le monete cartacee oggi usate (totalmente svincolate dalle quantità di metalli preziosi) hanno valore in quanto mezzo di pagamento stabile riconosciuto nell'economia di un certo Paese: la stabilità della moneta è garantita dal controllo sull'emissione da parte delle Banche centrali (la crescita dell'offerta di moneta deve essere infatti in linea con la crescita dell'economia, altrimenti eventuali eccessi si riproducono nel lungo periodo come inflazione), mentre il riconoscimento come mezzo di pagamento è garantito dalla legge.

Discorso diverso per il cambio di una moneta: in questo caso, entrano in gioco gli organismi monetari internazionali che dettano (o dovrebbero dettare) la linea di interscambio. In occasione del suo insediamento, nel gennaio 2009, la nuova amministrazione Usa aveva provocato la Cina: parlando in televisione, infatti, il Segretario del Tesoro Timothy Geithner aveva accusato Pechino di manipolare il cambio della sua moneta. Dopo le vibrate proteste di Zhongnanhai, è intervenuto Obama che – con una telefonata – ha di fatto sconfessato il suo ministro.

Le accuse di Geithner contro lo yuan sottovalutato avevano cominciato a provocare una tempesta economica e politica mondiale. Pressioni della nuova amministrazione americana per la rivalutazione dello yuan avrebbero certamente portato a un ulteriore indebolimento del dollaro, cosa che avrebbe rischiato di provocare nuovi sconquassi nell’economia globale. Una conseguenza che Pechino teme profondamente: al momento, infatti, i cinesi possiedono almeno 1.200 miliardi di dollari in obbligazioni americane, del Tesoro e non, su un totale di circa 2.000 miliardi di dollari di riserve.

Su queste riserve la Cina sta già di fatto pagando un prezzo salato, visto che il dollaro si sta svalutando rispetto a tutte le monete e soprattutto allo yuan. Ma una brusca rivalutazione dello yuan avrebbe alzato il prezzo oltre la soglia di sopportazione per la Cina. In altre parole Pechino, di fronte a una dura richiesta americana di rivalutazione, avrebbe potuto vendere titoli Usa, con conseguenze imprevedibili per l’economia mondiale.

Fonte:http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16849&size=A


scritto da: FRUIMEX alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: america, cina, obama, yuan
giovedì, 12 novembre 2009

PETIZIONE/ Ridateci l’Europa che vogliamo

Renato Farina

giovedì 12 novembre 2009


 

La petizione qui pubblicata va stampata, diffusa, propagandata, firmata, spedita.

Amata, soprattutto amata. C’è dentro il respiro dell’Europa così com’è stata pensata dai suoi fondatori: un respiro oggi soffocato da un’istanza europea che fa torto proprio alla sua origine, come un figlio che uccida la madre. Senza quella croce non ci sarebbero né diritti umani, né Europa.

 

La petizione allora rappresenta il modo più semplice, chiaro, forte per far valere le ragioni della nostra libera volontà. Qualche volta il popolo ha diritto di ribellarsi, fa parte anche questo dei diritti umani. E la petizione è il modo più civile, ma non si sottovaluti alla lunga questo primato dato alle burocrazie rispetto alla volontà della gente.

 

Quando ci si ribella persino alle Alte Corti? Accade quando si sente conculcata la propria anima da un potere sentito come estraneo. È il nostro caso. La citata decisione della Corte europea dei diritti umani, che ha multato l’Italia perché espone i crocifissi sulle pareti delle aule scolastiche, pretende di estirpare dal petto la fotografia di chi ci è caro, il più caro di tutti. E lo fa in nome della giustizia, come nel nome della giustizia quel Tale fu messo in croce.

Un’assurdità che pretende di avere il sigillo della legalità più alta.

 

Per questo Cristiana Muscardini e Mario Mauro, del Pdl, e David Sassoli, del Pd, lanciano la petizione popolare perché sia restituito al popolo il diritto di essere se stesso, di poter scegliere i simboli in cui riconosce se stesso e la propria storia. I due eurodeputati hanno preso questa iniziativa dal luogo decisivo dell’Europa unita, là dove l’ideale europeo di democrazia ha i suoi rappresentanti eletti dai cittadini dei 27 Paesi. Non c’è bisogno di disquisizioni sottili. La petizione ha una eloquenza che non va addolcita o interpretata.

 

 

Di certo i diritti umani non possono più essere esclusiva prerogativa di magistrati che ragionano sulla base della loro ideologia, dove la libertà è intesa come appartenente al singolo individuo al quale viene assegnato il diritto di veto sui simboli di una società. Sarà interessante quando ci sarà qualcuno che si sentirà offeso dalla croce che dà forma e consistenza alle bandiere di molti Paesi europei, come la Svezia, la Danimarca. Tra i 47 Paesi del Consiglio d’Europa, su cui ha giurisdizione la Corte di Strasburgo, c’è la Svizzera che ha la croce in cielo, sulle ali degli aerei. Che si fa, li si abbatte?

 

E solo una piccolissima minoranza può sentirsi in realtà offesa da quella visione, ma lo fa perché odia la nostra stessa essenza europea. “Europa, ricordati il tuo battesimo”, ammoniva Giovanni Paolo II. Per questo chiedeva nella Costituzione la citazione delle radici cristiane, non per vuoto nominalismo, ma per lealtà verso noi stessi, e come garanzia perché non ce le strappino con le tenaglie dei falsi diritti umani, che da quel simbolo tra l’altro non possono prescindere.

 

Per rispettare il senso di fastidio di chi odia il nostro stesso cuore, va spogliata la nostra vita dall’icona di Cristo, lavare le nostre pareti dalla memoria? Bisognerebbe allora per coerenza purificare il panorama dalle croci, ripulire i quadri dei musei, i libri di arte, strappare dal petto le medagliette dei bambini e dei vecchi. 
Questo fa capire che razza di mondo assurdo, senza fremiti, senza passione e amore, si figurino come culla dei diritti questi magistrati la cui bilancia deve avergli schiacciato il cuore e la testa quand’erano piccoli.

 

Intanto mandiamo la petizione. Facciamoci sentire.

 

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articoloinstampa.aspx?articolo=48730


CROCIFISSO/ Il testo della petizione popolare al presidente del Parlamento europeo

Redazione

giovedì 12 novembre 2009

 


PETIZIONE POPOLARE AL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

 

Il crocifisso va rispettato

 

Signor Presidente,

 

la recente sentenza della Corte europea dei diritti umani turba, inquieta e disturba la nostra coscienza di cittadini europei. Se l’Europa, con una sentenza del potere giudiziario, elimina il crocifisso, immagine dell’uomo-Dio in cui credono milioni di cittadini, dalle scuole, il nostro essere europei riceve un colpo mortale. Non potremmo più riconoscerci in un’Europa che cancella per via giudiziaria i valori ed i simboli che hanno contribuito a fare dei nostri Paesi ciò che essi hanno rappresentato per la civiltà universale.

 

Non siamo contro i valori rappresentati da altre visioni del mondo, ma desideriamo che la nostra cultura e le nostre tradizioni vengano rispettate e tutelate. Non possiamo accettare, come cittadini europei, che l’Unione mortifichi ed annulli le differenze. La nostra “differenza” va convintamene salvaguardata e l’iconografia che tradizionalmente esprime i nostri valori va assolutamente rispettata.

 

Il Parlamento europeo, che è l’espressione della volontà popolare, deve garantire il rispetto della nostra tradizione, altrimenti l’Europa sarebbe percepita soltanto come una organizzazione mercantile, senza anima e vuota di senso. Non erano queste le ragioni e le finalità che hanno spinto i Padri fondatori a dar vita alle Comunità europee.

 

Essendo un diritto umano anche quello che pretende il rispetto di sé, della propria storia, della propria cultura e della propria tradizione, facciamo appello alla sua autorità perché questo nostro diritto non venga così volgarmente calpestato.

 

Primo Firmatario : Cristiana Muscardini

 

Mario Mauro

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articoloinstampa.aspx?articolo=48643


scritto da: FRUIMEX alle ore 08:54 | link | commenti
categorie: cristo, crocifisso, radici cristiane

CONFCOMMERCIO: 50 MILA ESERCIZI AL DETTAGLIO HANNO CHIUSO IN NOVE MESI

FINANZA/ Il futuro della ripresa si gioca a Pechino

Mauro Bottarelli

giovedì 12 novembre 2009


Nei primi nove mesi del 2009 più di 50mila esercizi al dettaglio hanno chiuso i battenti a causa della crisi e a fine anno «si prevede un saldo negativo tra aperture e chiusure di circa 20 mila unità». È il calcolo fatto da Confcommercio in uno studio presentato ieri.

 

Tra i motivi della crisi vi è l'aumento dei costi a carico delle imprese e la «debolezza di lungo periodo dei consumi»: Confcommercio segnala poi come tra il 2000 e il 2008 i consumi pro-capite siano cresciuti di appena lo 0,5% all'anno, mentre le “spese obbligate” (affitti, luce, gas, ecc.) assorbono quasi il 40% della spesa complessiva.

 

Se a questo uniamo il dato sulla produzione industriale presentato martedì che vede il paese ai livelli del 1990, viene da chiedersi - come ha fato l'altro giorno in un’intervista a ilsussidiario.net l'economista Francesco Forte - quanto siano ancora credibili le stime e i criteri di valutazione dell'Ocse che tanto hanno fatto gonfiare il petto al governo.

 

Lo scollamento totale tra finanza, mondo bancario ed economia reale ha ormai travalicato l'Atlantico e ci presenta il conto: le Borse corrono e le imprese chiudono, un mondo che difficilmente si può definire il migliore possibile. Soprattutto perché dimostra di non aver fondamenta su cui basarsi. Ma c'è di più. E peggio.

 

Con la crisi le imprese in Italia diventano più piccole e gli imprenditori più poveri, visto che se prima della crisi un'impresa italiana aveva in media circa 4 addetti, il dato scende oggi a 3,5. Un'impresa italiana su cinque ha ridotto il proprio personale e a perdere il posto di lavoro sono indistintamente uomini e donne. È quanto emerge da una stima dell'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, Asia Istat, Camera di commercio di Milano.

 

In particolare, nel 2009, oltre il 40% degli imprenditori lombardi ha chiesto nuovi finanziamenti alle banche ma l'11,7% ha lamentato difficoltà nell'ottenere anticipazioni dagli istituti di credito. E il 60% degli imprenditori lombardi, per portare al di là della crisi la propria azienda, ha messo mano al portafoglio, sottraendo nel 2009 dai propri risparmi personali quasi 1,5 miliardi di euro.

 

Questo significa che nel 2009 un piccolo imprenditore su due (artigiano e commerciante, ad esempio) ogni mese in media deve prelevare dai propri risparmi oltre 500 euro per mantenere la propria attività. Questa, al di là delle vetuste valutazioni di industrialismo anni Sessanta dell'Ocse, è la situazione attuale della regione più ricca e florida d'Italia.

Ma proprio dagli Usa, epicentro e punto di partenza della crisi, è arrivata ieri un'altra notizia tutt'altro che piacevole, anche perché fornitaci nientemeno che dal presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, secondo cui «l'alto e sempre crescente tasso di disoccupazione potrebbe portare a un default sui prestiti il prossimo anno negli Stati Uniti. La gente non sarà in grado di coprire la carta di credito, di onorare i prestiti e pagare i mutui».

 

Nemmeno un battito di ciglia ed ecco che il capo del servizio Supervisione intermediari specializzati della Banca d'Italia, Roberto Rinaldi, in un'audizione in commissione Finanze alla Camera ha lanciato un allarme simile: «Per 230mila famiglie italiane la rata del mutuo ha raggiunto una soglia critica per l'equilibrio del bilancio familiare».

 

Tra le famiglie «con una spesa annua per il servizio del debito legato ai soli mutui prima casa - ha detto - tale debito si collocava nel 2006 al 17% del reddito disponibile. Tra il 2004 e il 2006, l'incremento più consistente ha riguardato i nuclei familiari appartenenti alla classe di reddito più bassa (campione stimato in 230mila famiglie) per i quali la rata di mutuo ha raggiunto il 32% del reddito disponibile, una soglia ritenuta critica per l'equilibrio del bilancio familiare». Insomma, una situazione potenzialmente esplosiva.

 

Soprattutto, per ora, negli Usa. Anche perché, proseguiva Zoellick, «le politiche di stimolo governativo riusciranno a dare respiro all'economia ancora per il primo semestre del prossimo anno, poi toccherà agli investimenti e alla capacità di spesa dei cittadini prendere le redini del comando». Come, resta tutto da valutare.

 

Insomma, occorrono politiche anche monetarie di rottura. Occorrerà agire sui tassi, limitare le politiche di quantitative easing per non renderle strutturali e soprattutto operare per un rafforzamento del dollaro. Anche perché, altrove, qualcuno ha messo la freccia e punta dritto al sorpasso.

 

La Cina, infatti, ha reso noto che è pronta ad un apprezzamento dello yuan dopo 18 mesi di politiche ribassiste e che guarderà alle principali monete mondiali - il paniere misto usato precedentemente - e non più solo al dollaro come riferimento sul tasso di cambio: oro, yen ed euro sono già ben stipati nelle riserve della Banca Centrale cinese, ora si punta allo sganciamento dal peg con un dollaro sempre più debole che potrebbe rivelarsi una trappola mortale per il detentore record cinese di debito Usa.

 

Secondo i dati del Tesoro statunitense, infatti, la Repubblica Popolare (esclusa Hong Kong) deteneva, a luglio 2006, 700 miliardi di dollari in titoli del debito americano a lungo termine. Di questi, 107 miliardi erano “agency bonds”, ossia pacchetti formati da mutui “garantiti” (più o meno) da qualche entità pubblica statunitense.

 

La Cina ha comprato titoli a lungo termine per 2,5 miliardi di dollari a luglio 2007, ne ha comprati ancora 2,7 miliardi ad agosto quando è scoppiata la bolla dei subprime e addirittura 8 miliardi a settembre, quando le colossali dimensioni del crack erano ormai note a tutti. Il comportamento appare anche più strano se si tiene conto che nel 2002 la Cina acquistò non più di 100 milioni di questi titoli fatti di mutui. Nel 2006, ne aveva 107 miliardi: un aumento del mille per cento.

 

A questo accumulo di debito Usa va aggiunto quello di Hong Kong: la città aveva, a giugno 2006, 13,4 miliardi di titoli Usa, di cui oltre 5 miliardi in mutui confezionati. Il perché di questa politica apparentemente suicida è semplice: Pechino non aveva altra scelta che questo gioco pericoloso per mantenere bassa la sua valuta rispetto al dollaro, mentre contemporaneamente stava accumulando troppi dollari con le sue esportazioni. Ora la camera di compensazione sembra pronta alla chiusura. O all'esplosione.

 

Per questo, più che alle follie della Borsa o ai numeri allegri di Ocse e soci, occorrerà tenere gli occhi aperti sul prossima visita di Barack Obama a Pechino: molto del futuro economico mondiale si deciderà lì. Compresa l'entità e il tempo necessario alla ripresa, che in Cina, almeno stando alle valutazioni sulle commodities, sarebbe già iniziata visto che un aumento della domanda di petrolio da parte del Dragone ieri ha fatto risalire il greggio sopra gli 80 dollari al barile.

 

Quanto sia richiesta e quanto sia speculazione, non è dato a sapersi: le “piscine oscure” sono piene di pescecani in questi giorni.

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articoloinstampa.aspx?articolo=48641


scritto da: FRUIMEX alle ore 08:45 | link | commenti
categorie: cina, crisi, disoccupazione, calo consumi, yuan

UN 'INTERVISTA AD EUGENIO BENETAZZO DI DUE GIORNI ORSONO

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scritto da: FRUIMEX alle ore 08:17 | link | commenti
categorie: crisi, eugenio benetazzo

SOCIETA' D'IMPORTAZIONE BANANE IMPEGNATA NELLO SVILUPPO DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA IN PERU'. ATTIVA IN EUROPA NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DELLE BANANE AREA DOLLARO E ANTILLE FRANCESI.

Chi siamo

Utente: FRUIMEX
Nome: FRU.IM.EX. SAS . di Cogno Elisa & C
Società nel settore da vent’anni con esperienza di tre generazioni nel “lavoro della banana",nella produzione,nella vendita del prodotto verde,nella maturazione del frutto. La passione in un lavoro tramandato dal nonno ai nipoti, oggi attuali soci ed amministratori. ******************************** Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001» ******************************* Perché un blog e non un sito di bella apparenza e ben configurato? Il blog, meglio si adatta agli addetti ai lavori in Fruimex ai quali piace poco “apparire” ed hanno scelto da sempre di “essere”. Il blog, è dinamico, è strumento ideale per la comunicazione in rete. Il blog ha in se un potenziale di “avvicinamento” formidabile ed è fresco e giovane perché "comunica" e chiede di essere presenti. Essere presenti nel mercato per informare, affinchè i colleghi-clienti abbiano gli strumenti in mano per meglio acquistare. Il gruppo di persone attive in Fruimex , oltre a dedicarsi all’attività commerciale nel settore delle banane ha acquisito dimestichezza con la rete per utilizzare il meglio che dalla stessa viene fornito, notizie attinte sui quotidiani del mondo per essere sempre aggiornati sui movimenti globali in campo mercantile,economico e finanziario. Il team Fruimex quindi ha pensato di mettere a disposizione dei colleghi-clienti, giusto su un blog, tutte le notizie del settore allargando le notizie anche al mondo della economia-finanziaria e non solo..... Il lavoro di ricerca richiede dedizione e noi di Fruimex ben sappiamo, avendolo vissuto, che gli operatori ortofrutticoli non hanno tempo di navigare in internet perché il loro è un lavoro di sacrificio quotidiano con molte ore dedicato fisicamente al mercato ed in quelle altre poche ore devono pur dormire. Senza alcuna presunzione ci stiamo prefiggendo di mettere a disposizione, di tutti coloro che vorranno leggerci, il meglio delle notizie che attingiamo in rete e che ritenendole buone per noi pensiamo che possano essere utili anche a coloro che, prima di ritenere clienti, vediamo come degli amici. Ci pareva egoistico tenere solo per noi la selezione quotidiana di news che da tempo selezioniamo per sapere come meglio decidere nel nostro lavoro. Con una certa frequenza quindi, inseriremo i links alle notizie che abbiamo ritenuto utili per noi e che pensiamo possano essere utili a coloro che non hanno tempo di “navigare” in internet. Buon lavoro!

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